Matrix + Eragon + Pocahontas + I Puffi = AVATAR

avatar che movieA me i film fantasy fanno prendere sonno dopo cinque minuti. Ma Avatar non è solo un film fantasy, c’è anche una discreta dose di fantascienza, è un film di fantasyscienza. Quindi non ho preso sonno (però ho sbadigliato un bel po’). Premettendo che è un film visivamente superlativo, che il livello di dettaglio degli effetti speciali è quanto di più simile alla perfezione si possa immaginare, che non si distingue dove sia il limite tra il reale e il ricostruito al computer, che chi ha creato il pianeta di Pandora ha fatto un lavoro davvero mastodontico, che l’effetto 3D conferisce un senso di immersione nel mondo virtuale unico e spettacolare, premettendo anche che l’ha visto pure Obama con le Obamine quindi bisognava vederlo ad ogni costo – dato che una vocina nel tuo cervello continuava a dirti “devi andare vedere questo film assolutamente, anche allo spettacolo di mezzanotte e quaranta seduto sui gradini del cinema sapendo che uscirai alle quattro del mattino con un forte torcicollo e l’effetto ubriacatura stile Gardaland (la vocina credo si chiami “battage pubblicitario frantumazebedei”, anche se non ne sono molto sicuro) – , ecco premettendo tutto questo, e togliendo tutto questo, cosa rimane del kolossal di James Cameron (che fa un film ogni quindici anni però quando lo fa ti vien da dire “porco Giuda”)?

Probabilmente immaginare Avatar senza il 3D e senza tutto l’impianto grafico/visivo, non si può. E’ un film fatto per stupire la vista, per regalare allo spettatore un superficiale orgasmo della rètina, il cui senso di soddisfazione e di appagamento svanisce dopo il primo battito di ciglia. La storia che ci sta dietro è – ahimé – banale e trita e ritrita: la solita predica pacifista/ambientalista condita dalla solita tormentata storia d’amore a lieto fine, dove il bene (un ex soldato paraplegico e la solita scienziata Sigoruney Weaver che avrà una certa età, ma si conserva molto bene, anche se non saprei dirlo con certezza visto l’uso esagerato degli effetti speciali) trionfa sul male (il malvagio esercito terrestre che per estrarre un minerale prezioso invade il pianeta alieno buono, difeso dalla popolazione indigena dalla pelle bluastra con archi, frecce e il provvidenziale intervento di Madre Natura, finché le milizie nostrane fornite di devastanti testate nucleari saranno costrette a battere in ritirata con la coda tra le gambe).

Io, sinceramente, mi sono un po’ stancato di questi pistolotti che mettono il sentimento, l’amore imprescindibile, la difesa dell’ambiente, in primo piano. Perché l’incoerenza di fondo è insopportabile. Considerando che solo per far funzionare tutte le cpu delle workstation grafiche che sono servite per renderizzare cinque minuti di questo film si sarà provocato un surriscaldamento del Pianeta che ha disciolto mezza calotta artica, la filippica ecologista va decisamente a farsi benedire. Se la cosa più cool di Avatar è annunciare che è il film più costoso della storia come fosse un grande vanto, per poi metterci dentro una ipocrita filippica ecologista, beh, tanto valeva non fare il film e quei 400 milioni di dollari devolverli direttamente a Greenpeace.

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