2012

2012 we were warned

Trama: il mondo sta per finire -> mettiamoci in salvo* -> fine.

Con un intreccio dallo spessore degno di una pellicola Domopak è un po’ difficile riempire oltre due ore e mezza di pellicola cinematografica. Lo sanno bene Roland Emmerich (navigato esperto di catastrofismi di celluloide) ed il suo team di sceneggiatori: infatti, nella migliore tradizione dell’Hollywood più moderna e vuota (cerebralmente, ma anche di storie da raccontare) confezionano un lungometraggio che possiede un profluvio allucinante di riuscitissimi effetti speciali (e sonori, ormai evito di andare al cinema perché odio il Dolby Surround e amo l’audio mono compresso male dei dvx di bassa lega) ma inesorabilmente fini a se stessi e volti a generare una serie di immagini e situazioni destinate ad un pubblico completamente deficiente. I vari recensori e critici online invitano a prendere il film poco sul serio (ci mancherebbe altro!) e ad apprezzarne esclusivamente l’aspetto ludico. Effettivamente, per buona parte del tempo, sembra di trovarsi sulle montagne russe di Gardaland, o dentro il più ben progettato dei videogame per X-Box: di certo non ci si annoia, il livello adrenalinico è sempre al top, ma si esce dal cinema con quella “leggerissima sensazione” di avere assistito allo sdoganamento definitivo della stronzata (oltre che con la voglia di comprarsi un Sony Vaio, per dire quanto sono invasive le marchette pubblicitarie in questo film). 2012 non è l’annunciato dramma catastrofico che tutti si aspetterebbero, bensì un vero e proprio kolossal della stupidata fanta/demenziale dove per “fanta” intendo l’aranciata. E che in soldoni ci trasmette l’insegnamento che l’umanità può salvarsi dalla fine del mondo:

1) rimettendo i propri peccati ad una divinità qualsiasi (preferibilmente Cristo o Buddha) proprio nel momento in cui si sta aspettando inermi una – fantasiosa seppur evitabile – morte, oppure

2) tentando di salvare se stessi a scapito di qualcun altro, però giustificando la cosa con un pippone moralista.

Divertente, comunque, notare che nella becera accozzaglia di ovvietà e stereotipi snocciolati senza pudore, tra le personalità di spicco che compaiono nel film, gli unici tre che decidono di sacrificarsi per la patria e morire insieme ai loro popoli, sono (naturalmente) il presidente americano di colore (da quando è uscito il film Obama ha un fastidioso prurito alle parti basse) travolto sul cancello della Casa Bianca da una portaerei; il Dalai Lama che attende ronfando (ah no, era in meditazione) lo tsunami che sovrastando le montagne lo spazzerà via e (squillino le trombe) il Premier italiano. Il nostro primo ministro è rappresentato come un uomo tetro, nervoso, coi capelli diradati (l’avevo detto che era un film fanta/demenziale) ed ha per moglie una funerea donna rugosa e velata che pare stata prelevata di peso da una grotta dell’Aspromonte nel 1800. Naturalmente, insieme alla famiglia del Premier nostrano, migliaia di “italiani” tutti con il gilet e la coppola sono radunati in preghiera sotto le finestre di piazza San Pietro, con tanto di candele accese, mentre attendono insieme al Papa che la cupola di Michelangelo si squarci e – in una scena già ampiamente vista e rivista – crolli inesorabilmente sulle loro vuote capocce.

* (oppure schiattiamo in maniera inverosimilmente spettacolare)

About the author

Chissenefrega

© 2006-2014 - Chissenefrega 2.0 #whocares #zeroodio #tantoammore - Created by Meks. Powered by WordPress.