Rihanna – Russian Roulette (video)

Giudizio breve: a parità di effetto thrilling, Russian Roulette sta a Disturbia come L’esorcista sta a Scary Movie.

Giudizio lungo: chi tira i fili del progetto Rihanna non ne sbaglia una dai tempi di “Pon de Replay” (sembra una vita fa, era il 2005): la reginetta barbadegna del pop’n’b si prepara all’ennesimo strike discografico con un lavoro di grande impatto emotivo, il cui singolo di presentazione sta già scalando le classifiche. Forse il nuovo look in stile “Grace Jones VS Predator” non fa impazzire proprio tutti (il sottoscritto in testa), ma è il giusto contraltare alla misurata compostezza delle sue uscite pubbliche (compresa la strumentale intervista record d’ascolti andata in onda sulla ABC in prima serata la scorsa settimana), in barba (degna) a quelle decine di colleghe di serie B perennemente con la bava alla bocca, che vendono un quarto, e che sono alla strenua ricerca di minuscoli ritagli nelle pagine secondarie dei rotocalchi gossipari. Lei, invece, non ostenta mai volgarità gratuite: gli eccessi non sembrano appartenerle, nemmeno quando si è mostrata al mondo – suo malgrado – con il volto tumefatto; Rihanna, il fuoco delle vanità, lo spegne con uno sputacchio. Altre pseudodive, al suo posto, farebbero indigestione di legumi e lo alimenterebbero a suon di emissione di gas corporei.

Si potrebbe tuttavia obiettare che le foto promozionali e le copertine che la ritraggono ultimamente, e che preparano la via all’uscita del suo nuovo album “Rated R” (il 20 novembre), scadano in eccessi bondage un po’ troppo da paginone centrale di “Le Ore Mese”, ma fanno parte di un naturale processo di crescita personale, professionale ed artistica. Rihanna non è una diva “nata fatta” e soprattutto non è passata dallo stadio “lolita” allo stadio “vacca” nel giro di qundici giorni. La Rihanna della maturazione interiore, sonora e d’immagine è una Rihanna moderata quando serve, patinata il giusto, ammiccante, sexy, ma mai grossolana.

Questo nuovo singolo dal pathos crescente fa avanzare Rihanna di un gradino sulla scala darwiniana dell’evoluzione delle popstar. Cupa ma incisiva (per quanto possa esserlo una popsong), Russian Roulette strutturalmente ricicla un’idea già sentita in “Shut up and drive”: lì, però, ci si divertiva; qui, invece, scorre sangue e c’è una truculenta svolta dark che mi lascia un paio di dubbi di fondo. Ovvero (1) quanto sia utile una canzone che inneggia al suicidio in maniera così semplicistica, con un testo da terza elementare e il consueto arrangiamento alla Ne-Yo. E (2) se certe atmosfere tenebrose appartengano realmente alla Nostra, oppure se siano imposte dall’alto, come se il “taglio di vena” fosse una tappa tanto prevedibile quanto obbligata dopo le disavventure del febbraio scorso, solo per poter annunciare l’album che farà uscire nel 2012 come “il più divertente e solare della sua carriera” perché Rihanna, a quel punto, vorrà dimenticare le avversità e ricomiciare una nuova vita (perlomeno prima che il mondo finisca come da profezie Robertogiacobbiane).

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