V (Visitors)

I remake degli ultimi tempi ci hanno insegnato che riciclare i marchi (e i contenuti) dei telefilm-simbolo del passato, non sempre porta i frutti sperati. Se il flop 90210 nulla ha a che vedere con il vecchio “Beverly Hills” e il nuovo Melrose (che da noi deve ancora arrivare) già arranca in patria dopo una manciata di puntate (e da un telefilm con Ashlee Simpson tra i protagonisti, non mi sarei aspettato niente di meglio), lo scetticismo nei confronti di un’altra serie cult riproposta in versione “nuovo millennio” era quasi doveroso. Del remake dei “Visitors“, dunque, io non volevo nemmeno sentir parlare. La serie originale mi traumatizzò quando ero più o meno dodicenne: alle medie, durante la ricreazione, mangiavamo le nostre merendine prendendole per un angolo con la punta delle dita e scuotendole, emuli di Diana e Mike, come stessimo divorando dei topi vivi. E ci spalmavamo le mani di Vinavil per poi poterci squamare allegramente esclamando a mezza bocca e con ghigno satanico stampato sul volto “V-Visitors!” (confessate, lo so che l’avete fatto anche voi!).

E invece, dopo aver letto del grande successo ottenuto in occasione della premiere sulla rete ABC (oltre 14 milioni di telespettatori, il miglior risultato di un debutto telefilmico dai tempi del primo “Lost”) devo ammettere che la visione dei primi otto minuti della puntata d’esordio mi ha veramente elettrizzato. O rapito, proprio come in un’“abduction” aliena.

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