E’ morto Mike: “Bongiorno” tristezza, oppure allegria?

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Diciamola tutta: la presenza televisiva di Mike Bongiorno in questi ultimi anni si era fatta sempre più rada e contestualmente altrettanto imbarazzante. Dopo la tragicomica edizione di Miss Italia in compagnia di una cafonissima Loretta Goggi, le sue apparizioni in video sono state poco più che delle comparsate di modesto valore, conduzioni trascinate dall’arteriosclerosi, ospitate qualsiasi in salotti più o meno comodi della tivù con uno scopo nostalgico solo di facciata e con il secondo fine di andare a smarchettare la sua autobiografia. Oppure di registrare le televendite dei divani relax per la terza età. Età di cui lui non sembrava essersi mai accorto di aver varcato la soglia; l’impressione che ho sempre avuto di Mike Bongiorno è che si ritenesse una specie di superuomo, un higlander a pari livello del suo più noto editore che – proprio negli ultimi mesi – gli aveva voltato inspiegabilmente (ma poi neanche tanto) le spalle.

“Tele”Mike avrebbe voluto essere sempre arzillo e carico di quella ridondante “allegria”, ma dopo che l’avventura della “Ruota della Fortuna” terminò con il suo declassamento nella clinica di lungodegenza meglio nota come Retequattro, la carriera del “re del quiz” subì una battuta d’arresto. Forse era il caso di ritirarsi, metterci la parola “fine” già allora e farsi ricordare così, visto che quella fu la fine del Mike “personaggio mitologico” adorato da mille generazioni, che aveva traghettato i telespettatori dalla tv di stato alla tv commerciale, dal bianco e nero al colore, da Sabina Ciuffini a Paola Barale, dai soldi sudati col rischiatutto ai gettoni d’oro facili del “Bingo” di Tv Sorrisi e Canzoni, dall’insipida acqua di rubinetto alla corposa Grappa Bocchino.

In “Genius”, “Il Migliore”, o negli altri programmi contentino giunti in avanzato stato di senilità, Mike non ha dimostrato di certo performance brillanti. Eccezion fatta per un’unica e storica edizione di Paperissima Sprint, dove l’ex re del quiz, ormai defraudato di ogni scettro tranne che di quello di re delle papere, si faceva prendere in giro dai pupazzi di Antonio Ricci. Così ebbe inizio la parabola discendente del più grande anchorman della tv italiana: tutti gli inviti ai programmi televisivi che avrebbe ricevuto successivamente sarebbero stati di mero sfottò per le sue storiche gaffes (e d’auspicio affinché ne combinasse altre) anziché di celebrazione del mito che lui incarnava da una vita. Gli stessi spot Wind/Infostrada in compagnia dell’amato Fiorello davano un’immagine quantomeno ridicola di un conduttore che, notoriamente, non era mai stato dotato di grande autoironia, ma che pur di non abbandonare quella scatola magica di cui da decenni era usufruttuario, era giunto alla dolorosa (seppur ben mascherata) decisione di concedere ai colleghi l’estremo lusso di prendersi gioco di lui, riponendo in soffitta il personaggio del superuomo e facendo sfruttare la sua tardivamente emersa personalità di Pierino ottuagenario.

Senza ipocrisia, se c’è da ricordare Mike Bongiorno, ritengo che vada ricordato per quello che ha fatto e per tutto ciò che ha dato alla televisione italiana nel periodo del suo splendore massimo; per aver inventato un genere che non ha mai mostrato segni di cedimento; per essere stato uno stacanovista nel suo mestiere; per aver scritto la storia – non solo televisiva – d’Italia e per aver incarnato uno dei primi personaggi “pop” che questo Paese abbia conosciuto ed amato; uno da cui le nuove leve televisive hanno molto, fin troppo, da imparare. Per me Mike Bongiorno sarà sempre quello della Ruota e di TeleMike, di Bis e Superflash, dei rebus e delle Bingo Girls, di Susanna Messaggio e del corvo Rockfeller, di Robertina e Paola Barale, delle Pellicce Annabella e dei Risotti Knorr, della Signora Longari e di quella che si infilò i fogliettini con le risposte nel reggiseno. Mike Bongiorno oggi non c’è più: il dispiacere c’è, ma la notizia non mi ha sconvolto. Sapevo che sarebbe successo, prima o poi. Se lo stimavate, sicuramente sentivate già la sua mancanza. Altrimenti, allegria.

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