Gustav, il batterista dei Tokio Hotel piKKiato (da una karampana?)

Chi più chi meno, chi prima chi dopo e per qualsiasi irragionevole causa: ogni maschio più o meno adolescente è passato per l’inevitabile rito di iniziazione meglio noto come “fare a botte”. Se poi, quel maschio adolescente, suona in una (musicalmente parlando) abominevole band i cui componenti si vestono con gli abiti dismessi della Signora Leonida, il rischio di incappare in qualche coetaneo che lo prende a bottigliate sulla capoccia cresce in maniera esponenziale. Ora, lungi da me l’idea di giustificare la violenza aggravata e gratuita (che aborrii, ho aborrito, aborro, aborrirò e avrò aborrito nei secoli dei secoli amen), ma certe esperienze servono per farsi le ossa, c’è poco da fare. E’ la società che te lo richiede, ma solo per il tuo bene: fosse mio figlio, Gustav, gliene darei altrettante.

P.s.: come da tradizione (anche se quella volta che capitò a Rihanna mi dispiacque molto di più e poi il contesto era completamente diverso), qui non si cerca lo scandalo visivo a tutti i costi, perciò non pubblico la foto del pestaggio che è comunque reperibile altrove (non male il titolo del link di Repubblica: “Tokio Hotel Mazzate”)

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Chissenefrega

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