Jackson Memorial: per chi l’ha visto e per chi non c’era (su Facebook a commentare live, intendo)

La celebrazione allo Staples Center di Los Angeles è stata sobria ed in linea con le aspettative. Un tributo necessario (ma anche no, secondo alcuni) e decorosamente dentro gli schemi: a tratti commosso, a tratti più leggero, con la bara dorata del “king of pop” a bordopalco. Qualche eccesso emozionale ha portato Brooke Shields e Usher a strafare (e a strafrignare, instillando il dubbio sulla veridicità delle loro lacrime), anche se mi aspettavo di vedere più vip sopra il palco. Dov’erano, per esempio, Macaulay Culkin e la scimmia Bubbles? (si dice che quest’ultima stia sostituendo Britney Spears al Circus Tour, ma è solo una voce di corridoio)

Secondo il direttore di Studio Aperto (che ha coperto l’evento con una precisione tale che se spezzettavano la pellicola e la incollavano con la UHU di cui si parlava ieri, probabilmente sarebbe venuto fuori qualcosa di più vedibile), il momento migliore del “memorial” di Michael Jackson è quello riportato nel video qui sotto. Ovvero quando una bambina sconosciuta alla redazione del telegiornale di Italia Uno viene piazzata dal parentado sul palco davanti al microfono per dare l’ultimo saluto ad un imprecisato “miglior papà che si possa immaginare”. Il parterre degli ospiti presenti nello scantinato di Giorgio Mulè (il diggei Linus, la nonsoché Kay Rush fu Sandwik, il prodiuser Tarak Ben Ammar che millanta di avere scoperto e importato in Europa Michael Jackson – scusate, ma concedetemi il beneficio del dubbio) la identifica come “la figlia di Janet“. No comment.

Commento a margine: è significativo vedere come Michael Jackson facesse di tutto per tenere i figli fuori dalla portata dei paparazzi (facendo indossare loro strampalate maschere per non essere ripresi in luoghi pubblici), mentre i suoi eredi non vedono l’ora di sbattere il minore sotto i riflettori (esattamente come – a suo tempo – fecero con lui).

Il momento più toccante della celebrazione è riassunto nell’esibizione corale di “We are the world” e “Heal the world”. Solo due precisazioni.

Uno: tutti (anche all’estero e fuori dalla nostra galassia) in questo momento si stanno chiedendo chi sia la cantante bionda. L’ipotesi che si tratti di Avril Lavigne gonfiata a dodici atmosfere non è ancora del tutto esclusa. Due: la cantante mora simil afro-orientaleggiante è la vera erede di Michael Jackson. Altro che Usher, tsè!

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