Eli Stone, Chuck, Earl, 90210: il punto della situazione

Dopo tre settimane (e sei episodi in tutto) posso ammettere con franchezza che Eli Stone mi ha già stancato (anzi “stoncato”, ah ah). Ha fatto la stessa fine di “Life”: ho seguito con interesse – calante – le prime due puntate (più che altro  incuriosito da tutto ciò che di positivo avevo letto in rete); la terza e la quarta le ho viste mentre rispondevo al telefono, chattavo su Facebook, cambiavo le piastrine per le zanzare; per seguire quelle di questa sera, invece, ho acceso la tv, azzerato il volume e mi sono disteso sul letto con due fette di cetriolo sugli occhi mentre ascoltavo l’iPod e contemporaneamente mi phonavo capelli. Mi sono anche dimenticato di cambiare le piastrine perciò ad un certo punto la mia camera è stata invasa da un nugolo di zanzare tigre attirate dal bagliore della tv accesa inutilmente. Insomma, senza esagerare: se dobbiamo fare un confronto tra “commedie forensi con visioni mistiche”, Ally Mc Beal era meglio.

Al contrario, avevo iniziato a vedere il telefilm che segue con una certa diffidenza, catalogandolo frettolosamente come “una cretinata”. Poi mi sono reso conto che era molto più originale e spassoso del previsto. La perdita di interesse per Eli Stone è stata compensata da una crescita di quello rivolto a Chuck, tanto che auspicherei una promozione in prima serata per quest’ultimo (che sennò mi tocca registrarlo e il mio videoregistratore dà ampi segni di cedimento). Mi è stato impossibile non affezionarmi al protagonista imbranato, un antieroe geek che suo malgrado si trova a dover collaborare con la Cia in veste di spia dei servizi segreti che in ogni episodio rischia la vita in improbabili missioni top secret, per poi ritornare – dopo salti da grattacieli e rocambolesche fughe su una Toyota modificata – all’amata tranquillità del negozio di computer in cui lavora. E’ il classico stereotipo duale di Clark Kent/Superman (o forse di Paperino/Paperinik): la persona comune, inconsapevole e un po’ sfigata, che sfugge alla quotidianità sventando crimini – più o meno – efferati grazie ad una identità segreta che non può rivelare. In Chuck, però, tutto ciò è attualizzato alla versione “due punto zero”, dove le citazioni “tecnico/nerdose internet oriented” non mancano ed il clima generale è sempre sopra le righe (e tra le attrici del cast ci sono gnocche non da poco che farebbero sbavare sulla tastiera anche il più testaquadrata degli ingegneri informatici [per gli ingegneri gestionali, invece, ci stiamo ancora attrezzando]).

Dopo l’una di notte c’è la seconda stagione di My Name Is Earl, tre anni dopo la messa in onda della prima e che rimane uno dei telefilm più surreali e divertenti che io abbia mai visto. La scorsa settimana, per dire, la litigata in prigione tra Catalina e Joy ha riconfermato che la creatività dei dialoghi di questo telefilm è stratosferica e che l’assurdità della sceneggiatura, tenuta in piedi da fili sottilissimi e coincidenze che altrove risulterebbero alquanto forzate, è un valore aggiunto per la serie dove il ridicolo – voluto – è il sale dello show (mica come in Lost dove il ridicolo – non voluto – è ridicolo e basta). Peccato che sia così sottovalutato da Italia 1 da venir trasmesso come riempitivo notturno tra una televendita Decathlon e le notizie del calciomercato.

Per completezza devo dire che pure 90210, ampiamente stroncato, ora mi sta lentamente coinvolgendo (molto più velocemente, invece, mi è ribollita la bile scoprendo che dal lunedì è stato spostato a mia insaputa al martedì sera). Rimane un telefilm “nulla di che” e le parti più interessanti sono quelle legate a situazioni del passato (cioè, scoprire che Kelly ha un figlio da Dylan a cui Brenda – che nel frattempo ha assunto le sembianze di una zampogna – fa da babysitter, è stato uno shock mica da poco). Si lascia guardare, seppur con il cervello scollegato oppure dopo aver respirato un po’ di effluvi delle suddette piastrine per le zanzare. E senza avere la pretesa di fare paragoni con l’originale che rimane – ahimè – intoccabile. Continuo a preferirlo a Gossip Girl (che ho abbandonato in tempi non sospetti) perché è meno patinato e almeno le puntate non seguono tutte lo schema:

“Sbarbata A litiga con Sbarbato B perché le ha messo le corna con la sgualdrina di turno -> La sgualdrina di turno un party supervip (oppure: LA dà ad un party supervip) dove per caso Sbarbato B si reincontra con Sbarbata A che si è imbucata ->  Sbarbato B si rende conto che la sgualdrina di turno è effettivamente una sgualdrina e torna con la coda tra le gambe da Sbarbata A -> Sbarbata A perdona Sbarbato B e vissero tutti felici e contenti, perlomeno fino alla prossima puntata”

ps: rettifica, avevo scritto quanto sopra senza aver visto le puntate di stasera.

ps 2: per mettermi in pari con tutte le mie carenze telefilmiche, attendo anche che prenda il via da luglio, Brothers & Sister 2 (altro prodotto entusiasmante che Raidue utilizzerà come zampirone, peraltro già andato in prima visione in chiaro sul digitale terrestre di Rai 4 che a casa mia – ovviamente – non si prende [non prendo nessun canale Rai, a dire il vero, sul DDT. Anche voi?])

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