Il “best of” di tutta la stagione canalecinquesca (ma anche un po’ italiaunesca)

Ci siamo resi conto insieme e molto presto su Facebook (e chi c’era lo sa, infatti ringrazio tutti per la partecipazione al “live” improvvisato, nonché Grazia per il titolo di questo post, concepito sulla bacheca di FB) che “Non smettere di sognare“, capolavoro di produzione italiana (e prima fiction Mediaset ad essere girata in alta definizione: non c’era modo migliore per esordire) andato in onda stasera su Canale 5 avrebbe ridefinito il significato finora conosciuto della parola “imbarazzo“.

Stella (meglio nota come Eva dei Cesaroni) e Anna (meglio nota come cassettiera a tre ante dell’Ikea) sono due sorelle orfane e – siccome le disgrazie non vengono mai sole – entrambe covano nel profondo del cuore l’irranggiungibile sogno di fare la ballerina. Ma non alla Scala, all’Operà, o al Bolscioi: no, il sogno che hanno promesso alla madre sul letto di morte di realizzare è di diventare delle soubrette da talent show televisivo di matrice defilippiana. Uno show di categoria talmente bassa che la presentatrice è Emanuela Tittocchia, appena passata dal falegname per farsi dare un’accorciatina a quelle protuberanze ossee che le sono spuntate sulla fronte dopo anni di fidanzamento mediatico con Fabio Testi.

Passano gli anni, pieni di delusioni e di porte sbattute in faccia per le due sorelle: Anna si ritrova a fare la cameriera a Milano, mentre Stella squarta anguille al mercato del pesce di Genova. Anna, però, ha nel curriculum la partecipazione al nuovo video di Tormento dei Sottotono che recita, nei panni di se stesso, il ruolo della grande star della musica nazionale. Già questo sarebbe sufficiente per collocare la meravigliosa fiction nel genere “fantascienza”, tra i Visitors e Star Trek Next Generation. Con l’aiuto di Stella che si innamora provvidenzialmente del produttore televisivo Roberto Farnesi (e se ne innamora solo perchè la tenera espressione di lui le ricorda tanto quella delle anguille che squartava al mercato), Anna si guadagna un posto nel talent show, ma viene estromessa prima ancora di iniziare in quanto si presenta in scena ubriaca come la peggiore Amy Winehouse. Stella, che non molla la sorella etilista, assiste per caso ai provini e viene invitata a prendere il posto vacante da un ingrifatissimo Farnesi durante un appuntamento romantico avvenuto sopra un paracarro dove i due passano una indimenticabile serata ad ammirare la tangenziale meneghina respirando smog a pieni polmoni.

Lo sviluppo narrativo del tv movie prosegue con il pesantissimo riassunto di otto puntate del talent show della Tittocchia con tanto di simulazione di televoto taroccato dove Stella arriva in finale, ma all’ultima puntata la sorella-spugna si schianta con l’auto e viene ricoverata in fin di vita. Stella, appresa la notizia, vuole abbandonare la gara mettendo in crisi l’intera produzione dello show. Poi, però, capisce che lei DEVE ballare per realizzare il sogno non solo suo, ma anche della sorella agonizzante. Che poi non morirà  perché il macchinario medico che la tiene in vita è collegato alla percentuale dei televoti percepiti dalla sorella. E infatti Stella sbanca la Telecom per via di tutti i messaggini inviati dai telespettatori, mentre Anna si risveglia dal coma e si ritrova al capezzale un aspirante cabarettista che ha come miglior passatempo quello di travestirsi da banana. Stella ha finalmente realizzato il suo sogno e viene invitata da Oriella Dorella (che l’aveva precedentemente scartata ad un provino) a danzare nella sua accademia. Ma Stella, ormai “stella” di nome e di fatto, la manda bellamente a farsi benedire perchè ora che è famosa, la aspetta un contratto da protagonista come pettinatrice di materassi Eminflex e accarezzatrice di pentole Mondial Casa.

Da segnalare la location del film, girato in supereconomia a Cologno Monzese negli studi Mediaset, dietro le scenografie dismesse delle televendite di Giorgio Mastrota (che ormai ne detiene la nuda proprietà); la colonna sonora che spazia da Melcitrulla ai Vanilla Sky e le guest star del film, ovvero: la direttrice del meteo della stazione televisiva Pamela Prati che si vede in due scene e limona con chiunque in entrambe; Massimo Boldi nel ruolo di se stesso che si vede in due scene e mangia in una trattoria in entrambe; Gianni Fantoni usato come autoscontro umano nei corridoi dell’emittente; Oriella Dorella nei panni della direttrice di un’improbabile accademia di ballo, in cui compare come assistente la tipa bionda che fa le televendite dei divani Chateau D’Ax.

Questa sera abbiamo visto (e grazie al cielo ho dei testimoni, perchè altrimenti a raccontarlo in giro nessuno mi avrebbe creduto) il più orripilante esperimento di metatelevisione mai tentato prima. La tv che si morde la coda cannibalizzando se stessa, una fiction che racconta la storia di un talent show dove la più elevata aspirazione dei ventenni è di scroccare un amplesso in cabina di regia a qualcuno che possa inserirli nel rutilante mondo dello spettacolo. Uno sconcertante scarto catodico di autocelebrazione mediasettiana, carico di (attualissimi, peraltro) velinismi, mariadefilippismi, e residuati bellici senza contratto da una vita ma a cui una inutile comparsata in una fiction non si nega mai. “Non smettere di sognare”, in soldoni, è un penoso remake in carta carbone di un Flashdance all’amatriciana, attualizzato all’epoca dei casting televisivi. E considerarlo vergognosamente imbarazzante, per lo spaccato di società che espone, è più che un complimento.

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