Io non sono Cher

Io non sono un tipo da “vestito” (non sono neanche un tipo da “nudo”, se è per questo, nemmeno artistico). Intendo dire che l’àmbito abito non è che faccia più di tanto per me: in giacca e cravatta mi ci potete trovare tanto spesso quanto potete intravedere in Amy Winehouse segnali di sobrietà, e quelle rare volte si tratta di occasioni speciali in cui è d’obbligo il minimo sindacale del decoro e della creanza, quali matrimoni, funerali, passaggio di comete nella stratosfera, Christmukkah. Preferisco trascorrere le mie giornate casual (nel senso che gli abbinamenti di ciò che mi metto addosso sono assolutamente casuali) tra felpe coi teschi, t-shirt stampate, polo col colletto rialzato, camicie a righe, jeans e Nike, braghe corte e Tiger. Ho comprato un vestito un anno fa per andare ad un matrimonio (appunto) spendendo un patrimonio e io speravo (so che non è bello da dire) di riciclarmelo quest’anno in vista di un altro matrimonio (dove io, novello Hugh Grant, sono pure stato ingaggiato nel ruolo da guest-star del testimone della sposa). Mia madre aveva già chiamato un fabbro per cambiare le serrature di casa e prenotato un appuntamento in Comune per disconoscermi come figlio perché “non si va MAI a due matrimoni con lo stesso vestito“. La bilancia è sua complice visto che negli ultimi mesi ho messo su un paio [coff coff] di grammi [uhm…] (va bene, va bene, diciamo 5000 grammi, ok? [gasp!]) e di conseguenza i pantaloni non si chiudono più: tra l’asola ed il bottone ci sono dodici piani di morbidezza e dodici rotoli di convenienza acquisiti nel girovita; mentre la camicia – azzurrina con una specie di ricamo in “sovraimpressione” che devo ancora capire cos’è, forse il numero di telefono di un Dibi Center – abbottonata mi fa l’effetto del cotechino in acqua bollente (che nessuno si avvicini con una forchetta!). La giacca, a patto di non tentare di chiuderla, ancora mi sta: le spalle evidentemente sono l’unica cosa più in alto dell’ombelico che non mi è cresciuta in quest’ultimo anno, e ciò si evince anche dal fatto che un qualsiasi giubbino della North Sails, se mi trovo fuori durante un acquazzone, non si bagna e non per l’impermeabilità del tessuto, ma perché le mie spalle sono talmente spioventi da risultare perpendicolari all’orizzonte (su Yahoo Answers, dicono che questa primavera vanno di moda gli smanicati, ma io mi chiedo come farei a farli stare su). In pratica, in un anno, ho messo su un fisico da Barbapapà.

Quindi, capite che invidia nel vedere foto come quella qui sotto? Cher è l’unica persona al mondo che può permettersi di indossare lo stesso vestito non a uno, non a due, ma a ben diciannove anni di distanza, risparmiando e risultando così contemporanea, alla moda e sempre uguale a quella che fu, anzi con ancora più capelli, mentre i miei li trovo defunti ogni mattina sul cuscino. Cher, a distanza di un ventennio, ha solo qualche macchia senile in più sull’addome e un leggero gonfiore. Ma di ciò darei la colpa al Bostik che le iniettano settimanalmente per evitare che si squagli come un profiterol dimenticato fuori dal frigo.

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