L’isola dei segreti

Il sindaco di Roma ha recentemente attaccato le fiction nostrane, affermando che trasmettono insegnamenti negativi. Da fiction tipo “L’isola dei segreti” (thriller di Canale 5 in quattro puntate diretto da Ricky “aceto balsamico” Tognazzi), però, è impossibile trarre qualsiasi tipo di insegnamento. Anzi sembra una fiction pensata per un pubblico talmente babbeo che se imparasse qualcosa – anche di negativo – sarebbe un miracolo.

Ne “L’isola dei segreti”, Romina Mondello – una che dai tempi di Non è la Rai ad oggi, dove la metti sta – veste i panni di Maria Grimaldi, affascinante donna&detective che ritorna al suo paese di origine per sposarsi. Il paese è arroccato su un’isola “di fantasia” di nome Korè dove tutta la gente parla dicendo “miiiiiiiiiiinchia” oppure “mìììì è il ggghiorno del nostchro matchrimonnio” oppure “mi stà pigghiandu pe’ fessa?” e il piatto nazionale è la granita.

Appena la poliziotta Mondello rimette piede sulla sua terra natìa, cominciano a verificarsi misteriosi  accadimenti. Maria parla con una donna anziana che, però, trapassa durante il dialogo, causa eccessiva lunghezza dello stesso. Poi un gabbiano col cambio automatico si schianta sul suo abito da sposa perdendo talmente tanti litri di sangue che se lo sapessero quelli dell’Avis sospenderebbero le donazioni a tempo indeterminato. Altri ettolitri di liquido ematico escono da un sito monolitico in stile Stonehenge (Roberto Giacobbo sta preparando una puntata speciale di Voyager in merito), il fratello di Maria muore durante l’addio al celibato del futuro cognato (la spogliarellista ingaggiata, evidentemente, ha fatto fin troppo bene il suo lavoro) e, una notte, la protagonista viene assalita dal fantasma di Padre Maronno.

L’unica cosa non inverosimile, in questa fiction, è la parte assegnata a Randi Ingerman, che interpreta il ruolo di una facoltosa sgualdrina: ovvero Kelly, la madre di una certa Giada, che se la intende con il fidanzato di costei ad insaputa della figlia. E questo è il punto chiave dell’intero telefilm: Maria sta prelevando con delle damigiane il sangue che esce a fiotti dalle pietre di Stonehenge per imbottigliarlo e rivenderlo come Nero d’Avola, quando d’improvviso, senza un reale perché, arriva il cane del sindaco. La bestia abbaia e scava, fino a far emergere dal terreno un braccialetto con su scritto “Giada”. Maria che ormai è talmente fuori di melone che parla da sola, dopo lunga contemplazione del gioiello, esclama: “E’ il braccialetto di Giada!”. Maria porta il braccialetto a Nicola, fidanzato di Giada, che vedendolo, dopo lunga contemplazione, esclama: “E’ il braccialetto di Giada!”. Non ancora convinta, Maria si reimpossessa del braccialetto e lo porta in visione pure a Kelly-Randi Ingerman, madre di Giada, che vedendolo, dopo lunga contemplazione, esclama: “E’ il braccialetto di Giada!”. E non vi svelo altro, perché se vi svelassi che il padre di Giada è sospettato dell’omicidio del fratello di Maria, voi pensereste logicamente che il padre di Giada è una spogliarellista, ma la proprietà transitiva nelle fiction non esiste ed una tale deduzione sarebbe troppo intelligente per il target a cui questo sottoprodotto è rivolto.

“L’isola dei segreti”, è un rifacimento all’italiana del format francese “Dolmen”. E copiare i francesi non ci è mai riuscito troppo bene: questa fiction ne è un’ulteriore  riprova, non fosse già stato sufficiente il fatto che il loro premier divorziò per Carla Bruni, il nostro per Noemi.

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