Flavio Soriga – L’amore a Londra e in altri luoghi

Con soli 72.000 anni di ritardo rispetto a quando Simona di NeoNetwork (che saluto) me l’ha spedito, vi volevo parlare oggi di un libro che non avrei mai comprato se non me ne fosse stata spedita una copia omaggio e – devo ammettere – che forse avrei fatto male, poichè ho apprezzato lo stile di Flavio Soriga (che non avevo mai sentito nominare prima): semplice, intimo e romantico. Nella fascetta in sovraccopertina, Lella Costa esagera definendo “pagine perfette” i racconti scitti da Soriga; però afferma anche “provate a leggerli ad alta voce: suonano, giuro”. E questo è vero, se ci si riferisce alla peculiarità dell’autore di scrivere paragrafi lunghissimi senza nemmeno un punto, ma quando arrivi a fine frase non hai il fiatone, anzi hai delle immagini in testa, e questo è già qualcosa.

L’amore a Londra e in altri luoghi” (Bompiani) è un libro di racconti brevi e poetici dove Soriga salta nel presente e nel passato, nella fantasia e nella realtà, senza mai confondere il lettore e presentandogli degli squarci di vita e di sentimenti vissuti in cui è facile immedesimarsi. Se ho letto le prime venti pagine con una certa diffidenza, poi sono entrato nel meccanismo dei racconti, tutti diversi e quasi tutti, a modo loro, gradevoli.  “Aprile” e “il Congiacente” ti lasciano l’amaro in bocca quando finiscono, troppo presto, e tu vorresti sapere come prosegue, ma rappresentano davvero il meglio di questa raccolta che narra il sentimento in maniera “cantata”, reale e (quasi sempre) non ipocrita.

Un po’ strambo, ma sicuramente originale, anche il racconto finale, “Candele“, che garantisce al volume una chiusura “ad effetto” e crea una certa curiosità sulle capacità dell’autore. Nota stonata in questo libro “suonato”, il racconto intitolato “El Presidente“. Ovvero la storia di un leader politico sudamericano proprietario di televisioni, di una squadra di calcio, di un impero commerciale, liftato fino ai denti, che frequenta donne bellissime e racconta barzellette. E che non perde il suo cinismo nemmeno di fronte ad un colpo di stato. Ecco: il libro nel complesso mi è piaciuto; se deve scrivere d’amore, Soriga, è fortissimo. Faccia quello, dunque, perché se il suo obiettivo mascherato è quello di fare della bassa critica sociopolitica da Festa dell’Unità, allora anche no.

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