Italian Academy 2 [VS] Amici Casting

Nell’Italia dei talent show che battono sul due, e che trapanano i cosiddetti sul Cinque, si accende questo pomeriggio la stella di Italian Academy 2, reality show danzereccio condotto da uno dei pochi nuovi talenti emergenti della televisione di Stato. In un campo dove ultimamente nascono solo ortiche (meglio note come Del Noce Angel’s, ovvero belle statuine miracolate incapaci di spiccicare parola a cui è stata regalata una gloria immeritata sulla rete ammiraglia), veder sbocciare su Rai Due una margherita di campo che risponde al nome di Lucilla Agosti (una che, nonostante la giovane età, ha alle spalle una certa gavetta, possiede un curriculum ben fitto di esperienze professionali, sa fare un discorso, ti strega con lo sguardo e last but not least è padrona del mio cuore fin da quando presentava Azzurro su Rete A), è un motivo più che sufficiente per fare lo sforzo di seguire il programma, sebbene io non trovi la formula particolarmente convincente e sebbene la concorrenza proponga  Amici Casting, il primo esperimento televisivo di recruiting & selection per la prossima stagione del talent show defilippiano.

Tutta la ridicola comitiva di giovanile umanità presentata “a sorpresa” la settimana scorsa in occasione della prima puntata di Amici Casting, e già messa di fronte alla perfida derisione di due commissioni formate da una marea di nuovi docenti, è stata più interessante di qualsiasi altra puntata pomeridiana di Amici andata in onda negli ultimi anni. E mi ha colpito a tal punto da pensare che Maria la Sanguinaria stia davvero architettando qualcosa di molto losco – e molto succulento – per Amici 9, riaccendendo in me una curiosità che ritenevo ormai sopita. Ne riparleremo di sicuro più avanti: oggi, però, è la giornata dell’esordio di Academy, che tenta di replicare sotto forma di ballo ciò che X-Factor ha fatto con la canzone: ridare credibilità ed una speranza professionale ai sogni degli aspiranti talenti nostrani. O almeno si spera.

Ci sono due errori di fondo nella programmazione di Raidue: il primo è che Academy parte con venticinque minuti di ritardo rispetto alla concorrenza che, nel frattempo, ha già snocciolato i primi provini di ballo, e l’ospitata della sua più mostruosa creatura acchiappascolti, Marco Carta; il secondo è che il talent di Lucilla Agosti è preceduto dalle prove di formula uno e dal solito talk show sportivo marchiato Rai con la scenografia virtuale che non traghetterà nemmeno mezzo telespettatore al programma successivo, per quanto il target di pubblico è differente.

La scenografia di Academy è composta da un’enorme spianata di parquet con maxischermo sulla parete (già visto qualcosa di simile in qualche analogo programma sul ballo di Mtv), Lucilla è avvolta in un asciugamano verde lega – era palesemente in ritardo, perdonata – e l’ingresso in studio dei concorrenti fa molto “Amici”, con i ragazzi in tuta da ginnastica che scendono dal pulmino (che per poco non investe l’operatore steadycam) ed entrano scatenandosi sulle note della sigla.  I coreografi Raffaele Paganini (classico, secondo me ci darà soddisfazioni, ha l’aria del maestro bastardissimo), Luciana Savignano (moderno, sembra Grazia di Michele senza dentiera), Little Phil (hop-hop, parla italiano peggio di Garrison, ma almeno ha fatto ballare Craig David) sono giudici del programma e professori dei ragazzi. Barbara Alberti – già nota alle cronache dei reality show per essere stata insultata da Karina Cascella alla Talpa – è la “preside” della scuola, ovvero il punto di contatto tra insegnanti e allievi, la signorina Rottermeier che dovrà fare da garante sulla disciplina e la crescita degli studenti.

La “grande novità che la Rai ha concesso al programma”, dice Lucilla, è di aver installato una postazione web in cui Diego Passoni (già miracolato da Scorie, come se il passatempo preferito di tutti quelli che lavorano a Radio Deejay fosse di inquinare il palinsesto di Raidue) commenterà in liveblogging “anche in maniera cattiva” le esibizioni di ballo dei ragazzi. Se queste sono le novità della Rai, significa che io (e molti altri blogger) sono avanti anni luce.

Prima sfida, danza classica: su quattro coppie in gara ne vengono selezionate due (Barbara e Giuseppe, Pui San Tsang [eh?!] e Francesco) per entrare nell’Accademia. Si punta sulla qualità e questa prima selezione è complessivamente noiosetta. I giudizi poco critici vanno dall’ “arrivare di pancia” al “mi hai dato grandi emozioni”: per favore deventurizziamo questo format, grazie. La ballerina giovane bella e abbronzata (per il momento esclusa, ma sono previsti ripescaggi) Altagracia era la mia preferita.

Seconda sfida, hip hop: in questo caso si punta sull’energia. Stefano e Morena, e Melissa e Raimondo, sono le due coppie che passano il turno incassando entrambe il giudizio unanime da parte della giuria (io però preferivo le coppie scartate). La regia usa un taglio eccessivamente gggiovane per riprendere le coreografie hip hop e alla fine ciò distrae dall’esibizione.

Terza sfida, moderno:
il programma non brilla certo per ritmo e in questo ultimo quarto d’ora ho avuto dell’altro da fare. Però da quanto leggo su Facebook – dove abbiamo improvvisato un gruppetto d’ascolto – è stata la sfida migliore, dalla quale passano Ada e Angelo, e Federica e Vito. Quest’ultimo l’avevo già notato al daytime ed è una specie di Justin Timberlake de noantri, solo un po’ più queer.

Ci sarebbe un’altra ora abbondante di show davanti, ma io abbandono. Nel complesso, “Academy-la tv che balla“,  sembra destinato agli appassionati e non ad un pubblico generico. Lucilla Agosti non pare poi tanto in forma; abituata al pubblico ristretto di All Music (o a quello di nicchia del Dopofestival) sembra non aver ingranato la marcia giusta per questa conduzione che risulta un po’ troppo sparuta ed eccessivamente confidenziale, fa quasi meglio di lei Francesca Senette all’Italia allo Specchio (e questo lo affermo con la morte nel cuore, lo stesso cuore che Lucilla  mi ha rubato a Rete A e che oggi sto quasi pensando di farmi restituire). La giuria non ha né il piglio né la personalità di quella di X-Factor: i tre giudici sono tutti compiacenti e troppo tecnici, sempre in imbarazzo perchè ogni ballerino è troppo meritevole per subire una eliminazione. Essere abituati alle coltellate alle spalle di Amici non è un bene, ma qui siamo all’estremo opposto, dove il buonismo impera ed è anche difficile che non sia così, considerate la verastilità e le oggettive capacità dei concorrenti. La punta di cattiveria accennata da Paganini dovrebbe – volente o nolente – emergere come un iceberg almeno per creare un po’ di movimento in tutto questo piattume e dargli una scossa. Perché Academy è un talent show di qualità, siamo d’accordo. Però è anche un po’ smorto.

About the author

Chissenefrega

© 2006-2014 - Chissenefrega 2.0 #whocares #zeroodio #tantoammore - Created by Meks. Powered by WordPress.