Blogmagazine 2 / Moana Pozzi e la generazione pop-porno
Scritto da Chissenefrega il 13 Aprile 2009 – 23:32 -
C’è grande “buzz” nell’edicola virtuale della blogosfera per il secondo numero di BlogMagazine, la rivista ideata, diretta e impaginata da Giuliano “Julius” Ambrosio e scritta da blogger accuratamente selezionati dopo un impegnativo screening. In un’epoca in cui la stampa tradizionale è in crisi e pure i freepress arrancano, soppiantati dall’informazione istantanea user-generated in rete, l’idea di trasportare quei contenuti prodotti dai cittadini di internet in forma cartacea (il mensile verrà presentato ufficialmente il mese prossimo al Salone del Libro di Torino) per renderli fruibili ad un pubblico meno di nicchia e meno avvezzo alla tecnologia, è quantomeno encomiabile.
Oltre ad una comprensibile curiosità sul progetto, BlogMagazine ha scatenato molti consensi (da chi [eccomi!] ne intravede il potenziale), ma anche un po’ di diffidenza (da chi probabilmente non è ancora “così avanti” da intravederne il potenziale), qualche sterile critica (da parte di informatici puristi devoti alla McGrawHill che si sono chiesti come possano trovare spazio su uno stesso giornale articoli dedicati alla riformattazione dell’hard disk e al Dottor House), paragoni azzardati (nella fattispecie con il mensile Wired, che – magari – sarebbe necessario ricordare essere un prodotto editoriale che esce in edicola, scritto da giornalisti professionisti, che ha alle spalle editori pronti ad investimenti cospicui e last-but-not-least che è a pagamento) e condivisibili osservazioni (una eccessiva facilità di consumo, peccato veniale, considerato che il progetto è ancora un work-in-progress). Insomma, la “G arancione” ha fatto – e non poco – parlare di sé in un periodo in cui la blogosfera sembra particolarmente assopita, forse frenata dalla migrazione in massa degli utenti su Facebook.
Questo mese, il contributo del sottoscritto è sintetizzato nel titolo di questo post: lo sapete che Moana Pozzi è scomparsa quindici anni fa (sticavoli, di già!) e che Sky le sta dedicando una fiction agiografica? Un vero proprio mito che ha il merito di aver reso pop il mondo del porno. Mondo che quando ero giovane io rappresentava un’affascinante chimera; oggi, invece, è noiosa quotidianità.
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Buona lettura!
Tags: BlogMagazine, Moana Pozzi
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Aprile 14th, 2009 at 01:54
tra le righe ho letto una metafora! :))
comunque trovo un po’ esagerata l’idolatria nei confronti di moana, che obiettivamente l’ha solo data via… cioè… stando a questo l’80% delle ragazze che conosco dovrebbe essere famosa… del 20 restante non sono al corrente delle prodezze sessuali… ok… ha saputo spaziare nei vari ambienti dello spettacolo (finendo anche in politica)…
mah…
comunque talvolta mi chiedo come sarebbe stato essere adolescente negli 80s… quando veramente esisteva l’eros… tutto era più spontaneo e più eccitante… o almeno credo…
…poi ringrazio di non appartenere alla generazione dei miei e vado quasi fiero dei dolori al polso…
…per l’eccessiva frequentazione di chissenefrega!
(ricordiamoci sempre di ana betz che infesta i miei incubi più erotici)
Aprile 14th, 2009 at 02:38
devo dire che devo inserirmi nel gruppo dei diffidenti, quel che definisci “sterile polemica” la trovo uno dei punti più critici del progetto, parzialmente accantonabile con una selezione editoriale a monte, ma non solo. L’altro grosso problema è che un pubblico lontano da internet è molto probabilmente o anziano, o poco avvezzo ai cambiamenti, o poco interessato alla lettura.
escludendo l’ultima fascia, le prime due hanno un drammatico comun denominatore che disintegra il progetto: la non referenzialità. L’informazione dal basso è venduta nell’epoca del “voi valete” come una cosa meravigliosa, ma non è una cosa da dare per scontato, e soprattutto non condivisa da tutti.
quindi la domanda è: a chi si rivolgerebbe veramente questo giornale? dire a chi non sa usare internet è superficiale, perchè ribadendo quel che ho scritto, il vero target, è una persona che non sa usare internet, sa vagamente cosa sono i blog (cosa necessaria per la vendibilità del prodotto, visto che l’identità del prodotto è un agglomerato di articoli da blog), sia interessato a leggere opinioni di non professionisti, su argomenti più o meno disparati.
e chi cavolo è?
inoltre, e concludo questo lunghissimo post senza insulti a Luca81Na (Luca81Na sei un personaggio prenditi meno sul serio, sei come la mia zia Genoveffa) con quel che mi lascia perplesso a livello teorico, che per me invalida il senso del prodotto stesso:
il vero bello di internet non è l’accesso dal basso, ma la velocità. Se alla Marcuzzi esce una zinna un’ora dopo c’è il video su youtube. La carta non potrà mai avere questa incredibile celerità.
mentre scrivevo mi sono venuti in mentre altre cose:
non si possono pubblicare video o audio. fattore che sta distruggendo la carta stampata in toto
l’assenza di molte fonti. su internet puoi vedere diverse di versioni di un solo argomento. sul giornale non avrebbe senso pubblicare 10 articoli sulla formattazione del pc. (che poi uno che non usa internet che se ne fa di un articolo del genere?)
l’impossibilità di dare feedback, le persone vogliono comunicare, per questo i blog hanno avuto il successo che hanno avuto. se non ci fosse stata la possibilità di commentare i blog non avrebbero avuto questa esplosione.
Aprile 14th, 2009 at 02:39
OMIODDIO QUANTO È LUNGOOOOO
(Luca81Na mi riferisco al post)
chiedo scusa a tutti e mi vergogno di me stesso
Aprile 14th, 2009 at 11:11
….Salone del libro di Torino?
Chissene che dici? Ti fai sta scampagnata dalle mie parti così ci offriamo un caffè a vicenda??
Aprile 14th, 2009 at 16:08
Concordo con Licoreo
Aprile 14th, 2009 at 19:14
@licoreo: Io la penso diversamente. Innanzitutto bisogna definire che cos’è, in realtà, questo “giornale”: è un contenitore di articoli scritti da blogger vari, amatori di un determinato argomento e realizzato a costo zero (anzi, probabilmente pure in perdita). Lo scopo è quello di portare i contenuti presenti nella blogosfera (quindi fruibili a chi già la bazzica) ad un pubblico più ampio, che non ha ancora avuto sufficienti contatti con quel mondo. Se questa è l’idea (ed io ho inteso che sia questa), per me è vincente. Se pensassi che Blogmagazine è stato ideato come pubblica masturbazione reciproca tra blogger che si fanno belli tra se stessi, me ne sarei già chiamato fuori.
Le categorie di pubblico che tu individui sono piuttosto generiche e troppo semplicisticamente catalogate. Tra la “casalinga di Voghera” che legge settimanali scandalistici nella sala d’aspetto del ginecologo e un 90enne che va all’ufficio postale a ritirare la pensione con l’Unità sotto al braccio, ci sono un mucchio di sfumature di pubblico intermedio con interessi variegati, che magari usa internet marginalmente, per scaricare la posta o leggere il Corriere online, o andare su facebook perchè è la moda del momento. Ma non conosce i contenuti user-generated, o magari li conosce superficialmente, o non si “fida” perché non sa cosa realmente siano, o vorrebbe conoscerli ma rinuncia perché si perde in un mare magnum di offerta molta della quale è spazzatura. Blogmagazine può incanalare costoro verso un tipo di “informazione informale” diversa e selezionata, da affiancare a quella tradizionale che già conoscono e fruiscono e a cui nulla ha da invidiare in termini di credibilità o competenza.
Riconosco anche io alcuni punti critici, come il fatto che la linea editoriale sia ancora poco definita e che talvolta ci si perda in tecnicismi didascalici più adatti ad un pubblico già scafato e selezionato, anziché neofita e generalista. Ma se il progetto è serio, avrà tutto il tempo per migliorare ed evolversi.
Il vero bello di internet secondo me è proprio l’accesso dal basso e che chiunque ha la possibilità di dire la sua e generare informazioni. La differenza la fanno i contenuti, non le tette della marcuzzi. La carta non è celere, è vero, perciò bisogna puntare sulla qualità dei contenuti in maniera da incuriosire il lettore del cartaceo a riversarsi su internet. Un blogmagazine cartaceo ha lo scopo di essere un supporto alla diffusione dei contenuti creati in rete, è come un biglietto per un viaggio da regalare all’utente per farlo approdare sulle spiagge di internet affinchè possa appropriarsi di quel valore aggiunto di contenuti in termini audio/video e di interscambio sociale con altri utenti.
Qui non si sta parlando di leggere un giornale anziché leggere internet. Ma di far arrivare un giornale ad un potenziale pubblico internettiano. E’ ben diverso.
Aprile 14th, 2009 at 22:05
premetto che cercherò di esser sintetico
la zizza della marcuzzi non era un dispregiativo(anzi, io ci dormirei sopra), era un esempio tanto per.
la qualità dei contenuti va al di là del mezzo, potrà essere la rivista più bella del mondo, ma questo è fuori tema rispetto alla discussione dell’idea di base. Non si può avvalorare il plus “questa rivista avrà contenuti fantastici” perchè tutti possono arringarsi questa peculiarità. (e proprio a dirla tutti fuori dai denti a rigor di logica delle persone non professioniste dovrebbero scrivere in maniera peggiore di gente che scrive da anni e ci sfama la famiglia)
per quanto riguarda “il biglietto da viaggio”, dal punto di vista storico, il mondo di internet non ha mai premiato contenitori redazionali di contenuti. forse per lo spirito “caotico” stesso della rete, forse perchè è necessario un contatto personale tra autore e produzione, boh
la targhetizzazione è sicuramente superficiale, ma non si può puntare alle sfumature in un vero progetto editoriale. e sempre secondo me, una persona che ha “resistito” a internet fino a oggi, con i costi ridotti, la proliferazione di contenuti in italiano, la standardizzazione dei formati, la moda, beppe grillo, più in generale, pressione sociale,non credo cambi idea per una rivista.
Aprile 17th, 2009 at 22:54
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