Mai dire Grande Fratello show

Da domani X-Factor si sposta al martedì (e anche Amici si sposta al martedì, ma questa, per quanto mi riguarda, è una notizia davvero secondaria; per altri, invece, sembra il preludio di qualche rivoluzione che porterà dei cambiamenti epocali al mondo della tv nostrana), andando a riempire una casella televisiva attualmente riservata a telefilm, fiction e “Mai dire Grande Fratello show“. Con questa ennesima edizione del loro programma comico, quelli della Gialappa’s sembrano aver ritrovato un minimo di entusiasmo ed affiatamento dopo alcune stagioni che si trascinavano nel trito e ritrito di una ironia piuttosto blanda e volgarotta che faticava a farti accennare mezzo sorriso. A dire il vero, certi siparietti con un Mago Forest sempre uguale a se stesso e una Lola Ponce mai sul pezzo, che non azzecca i tempi delle battute manco a minacciarla di ritornare a lavorare con Panariello, fanno tuttora un po’ rabbrividire. E certi interventi di comici dalle qualità dubbie (il cantante Mirko? il navigatore di Tiziano Ferro? I Paraponceponceponce?) mettono in luce l’abissale differenza con i “Mai dire” del tempo che fu, quando per le vie gialappiane transitavano autentici talenti che sarebbero stati in grado di dare un’impronta nuova all’italica comicità (da Albanese a De Luigi, dalla Cortellesi alla Ocone, passando per la Littizzetto, Crozza, Aldo Giovanni e Giacomo e il resto dell’allegra brigata). Quest’anno ci siamo pure persi per strada dei promettenti giovani come Caterina Guzzanti ed Ubaldo Pantani, e lo show di Italia Uno è rimasto nelle mani di un bouquet di comici piuttosto appassito. Per fortuna, la vera forza del programma gialappiano non sta nelle evitabilissime gag in diretta, bensì nei “contributi video” che sono il sale dello show e che, grazie alla lunghezza contenuta, e ad una comicità a volte demenziale, a volte eccessiva, ma sempre di apprezzabile originalità e fattura, risultano fruibili da un pubblico mediamente avanti (ovvero che ha un rapporto moderno coi media) e che ama il fast-food internettiano. In pratica: Youtube applicato ad un programma come “Mai dire Grande Fratello show” ti consente di vedere solo quello che merita realmente di essere visto on-demand, senza doverti per forza sorbire le esibizioni canore anglospagnoleggianti (paragonabili per accento maccheronico ed inascoltabilità a quelle dei Farias) della Ponce.

I miei preferiti, dal terzo al primo posto:

3) Sensualità a corte: La più squilibrata fiction in costume della storia è da anni un vero e proprio cult, tanto che Marcello Cesena sta preparando un trasloco della sua opera sul Grande Schermo. Sempre strampalata ed irriverente, anche se ormai si sa già cosa ci si aspetta. O forse no: oh, madreeeeee!

2) Padre Maronno: l’uomo a cui appiopparono la santità. I finti trailer spopolano in rete ed hanno lanciato un nuovo, imitatissimo, genere. Creativo, divertente e con tanta voglia di smitizzare dei prodotti cinetelevisivi spacciati ingiustamente per capolavori quando capolavori non sono. Garantisce Maccio Capatonda.

1) Storia minima dell’arte: io, da veneto di campagna quale sono, non apprezzo particolarmente chi fa del sarcasmo scontato e sempliciotto sugli stereotipi dei veneti di campagna. Infatti, Natalino Balasso, non mi è mai piaciuto. Almeno fino a che non ha fatto aderire questa sua peculiarità all’arte figurativa. Me piase i bigoli con le luganeghe.

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