Lily Allen - It’s not me, it’s you
Scritto da Chissenefrega il 10 Marzo 2009 – 20:23 -
Lily Allen è una ventitreenne della Londra bene che non avrebbe alcuna necessità di pubblicare un disco per mantenersi. Ma soprattutto non avrebbe alcuna necessità di pubblicare un BUON disco per mantenersi. Reduce da un’infanzia tormentata, da un tormentone estivo, e da un demenziale show tv, Lily è già stata ampiamente sfottuta su queste pagine per i suoi atteggiamenti al limite del buon gusto e contestualmente riabilitata musicalmente grazie ad un nuovo singolo (“The fear”) in grado di cancellarne tutti gli eccessi per illuminarla di una luce nuova. Se ai tempi di “Smile” peccava di autostima oltre che di una eccessiva leggerezza e, nel complesso, “Alright Still” si poteva considerare un album piuttosto scontato e immaturo, la Allen di “It’s not me, it’s you” sembra riaffiorata da una sauna finlandese in compagnia dei Royksopp e dei Chemical Brothers (ma sono certo che con questi ultimi, in particolar modo con uno dei due, ha fatto più che una sauna), che le ha aperto i pori della pelle e conferito una vena caratteriale fortificata, oltre che delle qualità vocali migliorate: oggi più amabili e vellutate - come anche le sonorità , sature e modernissime – rispetto a quelle quasi stridule dell’album precedente.
Se la stampa al servizio di Sua Maestà ha nominato “The fear” una delle migliori canzoni pop degli ultimi anni, anche dell’album “It’s not me, it’s you” le recensioni in giro sono più che positive. E la mia autoradio conferma (l’ultimo cd che aveva girato ininterrottamente per più di una settimana è stato quello de “il Genio“). Dice Rockol: “è uno di quegli album così perfettamente inutili che sarebbe un peccato non acquistare. E’ simpaticamente leggerino, grazioso e non lezioso, adattabile a varie circostanze come una sciarpa di cashmere”. Quale miglior definizione per dare un senso compiuto alla parola “pop”? E’ difficile, infatti, trovare dei difetti a quest’album che propone una selezione di canzoni ben salde sul binario dell’elettropop, che non si discostano dalla tradizione melodica tipica anglosassone, ma che tentano un originale crossover che coinvolge elettronica, folk, country ed underground. A suoni sempre furbescamente azzeccati (anche quando azzardano uno stupefacente approccio electroclash) e divertite citazioni al limite del plagio, si unisce un consapevole uso di campionamenti e strumenti desueti (la fisarmonica e l’adorabile pianetto honky-tonkeggiante su tutti) e dei testi con un sarcasmo spesso spinto al bollino rosso ma che rappresenta appieno una certa cultura giovanilistica della Gran Bretagna che vive nel presente.
In maniera assolutamente intelligente, però, il disco non esce mai dal seminato e rimane fruibile dall’inizio alla fine ad una platea generalista dal palato preferibilmente anglosassone e nordeuropeo, ma non solo. Di fronte a questa Lily Allen soccombe ogni Lady Gaga ed ogni Katy Perry, a dimostrazione che esiste ancora una realtà di popmusic fatta col cervello prima che con la merificazione del corpo, che ancora molto ha da dare in termini di creatività e di appagamento dell’ascoltatore. Realtà della quale sembra che solo noi in Italia dobbiamo ancora accorgerci, visto che le nostre radio sono intasate di tamarrate americane (e taroccamenti all’amatriciana) che ormai non funzionano nemmeno più in patria e i nostri talent-show continuano a proporre le ormai artisticamente defunte Anastacie come modelli unici a cui ispirarsi.
Dopo il salto il “sampler” dell’album (su cui arrivo in ritardo di un mesetto abbondante, ma meglio tardi che mai)
Lily Allen - Its not me, Its you
E nel caso in cui il player qui sopra non funzionasse…
Tags: Alright Still, brit-pop, It's not me it's you, Lily Allen, recensione album, Smile
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Marzo 10th, 2009 at 21:44
All’inizio avevo giudicato male The fear ma poi volta dopo volta è cresciuta in me non lasciandomi indifferente. Se poi mi dici che è cresciuta dal primo album allora mi incuriosisco davvero. E poi stra mega super adoro il suo accento cockney.
Marzo 10th, 2009 at 23:10
non ci crederai ma quando ho intravisto il suo CD sullo scaffale di un negozio HMV a Londra ho pensato a te

adoroTI che adori la Lily Allen
Marzo 10th, 2009 at 23:28
@tony: anche a me piace il suo accento! se ti piace “the fear” il resto dell’album è anche meglio
@scarlett: ecco, se lo sapevo ti incaricavo di comprarmelo
Marzo 11th, 2009 at 01:23
Mha…secondo me queste ragazzine dureranno si e no altri 3-4 anni e poi spariranno in qualche centro sociale
Marzo 11th, 2009 at 12:33
Lily rulezzzz !!
Marzo 11th, 2009 at 13:47
Ho l’album già da qualche settimana e devo dire che l’ho rivalutata moltissimo. Le mie preferite sono Everyone’s At It, la già citata The Fear, Never Gonna Happen e su tutte la meravigliosa Fuck You. Adoro!
@Chissene: smetti di parlar male di Lady Gaga o ti corco.
Marzo 11th, 2009 at 15:16
sicuramente fra tutte le artiste emergenti e di quelle che vendevano e vendono milioni di dischi si contraddistingue molto la “nostra” lily gli album se li fa’ da sè si scrive le canzoni,si sceglie i produttori..insomma c’è davvero del suo in questo cd e la cosa a parer mio è da apprezzare, se poi l’album è orecchiabile…
Marzo 11th, 2009 at 19:40
@luca: “fuck you” è una delle mie preferite
, però penso che “not fair”, per originalità, sia il pezzo migliore dell’album… ma anche tutto il resto a dire il vero mi piace molto, come ho scritto su è difficle trovarci dei difetti… diciamo che quelle che forse mi piacciono leggermente meno sono “I could say” e “He Wasn’t there” (che sono comunque meglio delle canzoni migliori di Lady Gaga : mrgreen: )
Marzo 13th, 2009 at 00:03
@Chissene: con tutto il rispetto per Lily che comunque mi piace, ma Lady Gaga è su di un altro pianeta! Non puoi paragonare due stili così differenti. E’ come dire che Mozart è meglio dei Queen! Il pop di Lily Allen e quello di Lady Gaga sono completamente differenti.
Marzo 14th, 2009 at 16:44
molto bello ! molto molto bello! nient’altro da dire!