Un post di tre anni fa che potrebbe risultare ancora attuale

15.07.2006 – Wanna be Wanna Marchi

Wanna Marchi è più di una televenditrice: lei è la televendita fatta a persona. La sua verve e la sua creatività in ambito commerciale (oltreché contabile) è dote che in pochi riescono ad avere. Wanna la rossa potrebbe venderti un tubetto di sterco di bue e spacciartelo per Nutella, che quando lo assaggi e non sei molto convinto del sapore, riuscirebbe pure a farti passare per un emerito pirla. Tu e le tue papille gustative.

Wanna Marchi è, fuor di dubbio, anche un’icona incontrastata degli anni 80/90 a livello di mera immagine: per un certo (e lungo) periodo di tempo i suoi marchi spopolavano e lei affollava tv pubbliche e private, incideva dischi, scriveva libri, articoli di giornale e faceva tendenza con i suoi strampalati guardaroba supertrash.

Wanna Marchi è morta e risorta un’infinità di volte. Compare e scompare, si rigenera dalle proprie ceneri, da quelle delle sue vittime e da quelle di coloro che le reggono il gioco (sporco). Un’araba fenice che, nel bene o nel male, non riece a non essere sulla bocca di tutti. Oggi dovrebbe trascorrere le sue giornate in carcere insieme alla figlia Stefania (ig)Nobile (io suggerirei di spedirle entrambe al Joliet Correctional), invece la vediamo seduta su una sdraio in giardino che, davanti ad un cameramen affetto dal morbo di parkinson, ricomincia a delirare come ai vecchi tempi, tentando di sbarazzarsi dei fondi di magazzino del suo prodotto cavallo di battaglia: il mitico scioglipancia. Si è adeguata ai tempi e all’inflazione, ma lo stile di Wanna non è cambiato. Ricordo che qualche anno fa il prezzo dell’unguento era “centomila”; oggi, lo stesso barattolo miracoloso te lo vuole rifilare a 100 euro.

Fa specie che, nonostante la sentenza di condanna abbia interdetto la mamma e la figlia più truffaldine d’Italia dalle vendite televisive, loro abbiano trovato la scappatoia per farle lo stesso, per farle in streaming su internet. Se fossimo stati, che so, in America, i giudici avrebbero sicuramente proibito alle due megere anche l’attività commerciale online, ma qui probabilmente la magistratura non ci ha pensato, visto che è opinione comune che internet sia un giocattolo inutile ad esclusivo appannaggio di ragazzi delle medie, non certo un media alternativo che potrebbe essere anche più pericoloso della televisione stessa. Vedremo quanta gente si farà ancora infinocchiare, vedremo quante signore Fosca o Tosca (o Mosca), plagiabili pensionate internetdotate, cadranno nuovamente nella “rete nella rete” intessuta da Wanna e Stefania. A quel punto non se ne potrà certo far loro una colpa. A Wanna e Stefania, intendo.

Fine del flashback, ritorno al presente, con una considerazione a latere. Secondo me Wanna Marchi, sotto sotto, era buona: sì una buona donna. Altrimenti Stefania Nobile non avrebbe potuto essere una così gran figlia di buona donna. Wanna, ti ricordiamo così:

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