Marco Carta – “La forza mia” vince il 59° Festival di Sanremo; secondo Povia, terzo Sal da Vinci

Tutto già scritto. “La forza mia” ha un indubbio traino radiofonico e farà impazzire le dodicenni. Ma Marco Carta, come performer dal vivo, è una schiappa micidiale: stonato, impreciso, inutile, un vero “emblema del non talento“. Un abietto scarto di televisione che trionfa in un Festival dove la musica è stata un elemento trascurabile, ma televisivamente è risultato un prodotto ineccepibile. Ergo, la vittoria di una delle più squallide creature defilippiane (dopo Costantino e Daniele Interrante), con la sua algida madrina lì a premiarlo (truccata e pettinata come una nutria appena emersa da un fossato limaccioso), era l’unico epilogo possibile. Il secondo classificato, Povia, ha una canzone che, al di là dei contenuti opinabili o meno, artisticamente vale zero, ma è lì solo perché il “popolo bue” di morganiana memoria si è lasciato infinocchiare da una strumentalizzazione mediatica sapientemente creata ad arte e che ora continuerà affinché tutti possano proclamarsi indignati. Posso dire una cosa? Che due maroni. Sal da Vinci, medaglia di bronzo, resta un mistero della fede.

Ho notato che stasera non è andata in onda la Corrida: a vedere questo trio di tronfi trionfatori di infimo livello, vien da pensare che i dilettanti allo sbaraglio avessero traslocato temporaneamente su Rai Uno. L’unica cosa da augurare a tutti e tre, adesso, è che facciano la fine di quelli che li hanno preceduti: sparire per sempre dalla circolazione.

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