Festival di Sanremo 2009 – Quarta serata. I duetti dei big e le conigliette di Playboy. Chissenecronaca live. Eliminata Dolcenera e i GdV. Giovani: vince Arisa

Fino a tre giorni fa era moribonda, oggi scoppia di salute. Parlo, naturalmente, della kermesse più popolare di fine inverno, quel redivivo Festival di Sanremo che – chilavrebbemaidetto – cresce in ascolti e passa indenne le polemiche degli artisti di Sanremoweb sul televoto truccato (erano gli unici che ci credevano ancora, a occhio, che un televoto potesse essere regolare), le polemiche del nostro Presidente del Consiglio (ha affermato di essere uno dei 42 milioni di italiani fieri di non aver seguito il Festival, io invece sono uno dei 55 milioni fieri di non vedere “Uomini e Donne”) e le polemiche del Vaticano che paragonano il successo popolare di Sanremo al mistero della transustanziazione: fiori freschi e note musicali che si trasformano nel corpo e nel sangue di Paolo Bonolis. A proposito di “corpo”, stasera l’ospite d’eccezione è Hugh Hefner con le conigliette di Playboy, in arrivo nella città dei fiori per festeggiare non ho capito cosa (l’invenzione del Viagra, forse?) e approfittare della visibilità per una necessaria marchetta in favore dell’edizione italiana del mensile che non brilla certo per numero di copie vendute (beh, finché ci mettono Violante Placido in copertina…). A proposito di “sangue”, invece, domani arriva la Santa Maria con le sue carampane (la Nina, la Pinta & co.) a far da co-conduttrice e a tenere alta la bandiera del suo pupillo Marco Carta. Si prevedono rannuvolamenti del cielo con ampi rovesci di “Trudini” fino a bassa quota durante la sua esibizione.

Stasera, oltre a nominare la vincitrice delle “Proposte” (propendo sempre per Arisa), è anche tempo dei prestigiosi duetti dei “big”. Ieri sera si è visto qualcosa di davvero spettacolare con Bacharach, Luttazzi, la Vanoni: stelle che hanno finito con l’oscurare i cantanti emergenti che si proponevano di sponsorizzare, ma è stato meglio così. La qualità televisiva ne ha giovato e dei momenti che sulla carta erano a rischio-ronfata, si sono rivelati particolarmente intensi ed emozionanti. Chissà se stasera i big riusciranno a fare di meglio? (dubito fortemente, dato che c’è Gigi D’Alessio…)

Sono un po’ in ritardo, per cui sorvolerei sul balletto di Daniel Ezralow (ma anche qui?) e sulla canzone di un soprano dell’Est. Non ho capito come si chiamava, mi sembra Irina Scassalkazzaja o qualcosa del genere. Alla radio insieme alla Gialappa’s c’è Paola e/o Chiara (ma anche qui?).

Pupo-Belli-Youssou N’Dour con Gianni Morandi: Doveva esserci anche Raul Bova per completare il quintetto da boyband sfigata e invece l’attore ha dato forfait all’ultimo minuto. Robbie Williams insegna.  La canzone è uguale all’altra sera, sempre ballata da oratorio. E io che pensavo che Morandi apportasse qualche novità electro-dub. Voto 0

Patty Pravo con Todd Rundgren, Nathan East e Dave Weckl: ma… io ero rimasto che doveva esibirsi con Pete Doherty! E invece l’ha lasciato al semaforo insieme ad un branco di pusher nigeriani. Ma i tre “grandi artisti” che compongono la band hanno l’aria di quelli che hanno i rifornimenti in tasca. Voto 5

Entrano le Playmate Italiane: Sarah Nile (me la ricordo da Veline dove era mille volte meglio) e altre due “cesse deficienti”, secondo la Gialappa’s.

Fausto Leali con Fabrizio Moro: io mi rifiuto di ascoltare qualsiasi cosa cantata da Fabrizio Moro: è più forte di me. Ci sono venti minuti di problemi tecnici prima che la canzone cominci, il Teatro Ariston si rifiuta di farli cantare (e il Teatro Ariston la sa lunga: ah, se quei muri potessero parlare!).  Voto 0

Sal Da Vinci con Gigi D’Alessio: io mi rifiuto di ascoltare qualsiasi cosa cantata da Gigi d’Alessio o dal suo clone che si differenzia da lui solo perché ha più capelli e una fidanzata più anziana (sempre se ne ha una). Da Vinci era stato eliminato la prima sera, ma alla luce della “prestigiosa” sponsorizzazione potrebbe piazzarsi in alto nella classifica finale. Voto: doppio schifìo.

Dolcenera con Syria: effetti speciali alla “White Stripes” sui ledwall per arruffianarsi i fruitori di videoclip. Syria è vestita da spazzacamino 2.0 ed è (stranamente) sul pezzo, anche se non apporta nulla che la ripulita Dolcenera non fosse già in grado di fare da sola (se anche Sirya si ripulisse magari cancellandosi i tatuaggi oppure direttamente amputandosi le braccia, starebbe molto meglio) . “Il mio amore unico” è indubbiamente la canzone più forte di questo Festival e per la prima volta al mondo è la canzone che sentita dal palco dell’Ariston suonata con l’orchestra, risulta migliore della versione radiofonica. La versione da studio, infatti, è vittima di un mixaggio confuso ed obsoleto e perde metà del richiamo che ha la versione live suonata sul palco con basso e batteria in primo piano. Complimenti ai fonici Rai che hanno saputo valorizzarla, bocciati i fonici che hanno lavorato (al risparmio) per il disco di Dolcenera. Voto: 8 (versione Sanremo), 5 (versione radiofonica)

Francesco Renga con Daniela Dessì: canta “l’uomo senza età”, ma la sua accompagnatrice un’età ce l’ha eccome. Sembra sua moglie Ambra alla rimpatriata delle ragazze di Non è la Rai del 2084. Per carità, che orrore questo “lirismo” a Sanremo. Voto 0 (e sono anche troppo buono)

Alexia e Mario Lavezzi con Teo Teocoli: ok, prendo atto. Alexia ha fatto i miliardi negli anni 90 e quindi oggi può permettersi di cantare anche il bugiardino dell’Imodium, rendendolo gradevole. Non mi piace in questa versione adulta e vaccinata, ma non posso stroncarla ancora. E risulta simpatico pure Teocoli che imita Celentano. Voto 6 (Lavezzi non pervenuto).

Momento valletto: presenzia al Festival il modello Ivan Olita. E’ forse parente dell’olio di semi vari (o per meglio dire di “scemi vari“) che andava di moda negli anni 80 (ricordate lo spot? L’olita… L’olita mio!)?. Di lui affermano alla radio: “La dimostrazione che da quella roba che canta Povia si può anche non guarire”. Comunque se questo fa il modello, io domani vado a iscrivermi alla New Faces di Franco Battaglia.

AlBano con Michele Placido: altro ripescato, stava meglio dov’era, cioè a Cellino San Marco. Placido, invece, è qui solo per chiedere lumi a Hugh Hefner sulla questione della figlia che ha posato nuda per Playboy. Voto -1000

Paolo Bonolis Intervista Hugh Hefner, ottantaduenne patron di Playboy, che si presenta con le sue tre fidanzate (ma in realtà sono quattro perché due sono gemelle, cioè valgono per una come fossero concorrenti dell’Isola dei Famosi). Chissà l’opinione del Vaticano in questo momento. Sarebbe stato bello veder Hefner ruzzolare giù dalle scale (tanto non si sarebbe fatto nulla, le botte sarebbero state attutite da quella vestaglia imbottita che indossa con la classe di un qualsiasi pensionato in ospizio). Le fidanzate del re dell’erotismo sono veramente “imperiali”: per quella in abito rosso ho avuto un istantaneo colpo di fulmine, ma mi accontenterei anche di quella più brutta che è cento volte meglio della migliore playmate italiana. MOMENTO SHOCK: all’improvviso arriva sul palco una donna nuda con un body-painting leopardato. Bonolis rimane sconcertato (Hefner non fa una piega, ma secondo me non ha nemmeno capito cosa è successo). La streaker improvvisata guarda nel vuoto come se le pupille le fossero rimaste impressionate da una visione mistica. Accorrono i buttafuori e la portano via di peso. Momento (spontaneo o fasullo che sia) che rimarrà nella storia trash del Festival.

Marco Masini con Francesco Benigno. Io, nella mia “scaletta” avevo “Marco Masini con Lara Fabian”: forse era quella che si era presentata nuda prima ed hanno dovuto sostituirla al volo? Benigno propone una “recita” del brano di Masini degno di un attore del corso per corrispondenza di Fioretta Mari. Del testo, le uniche parole che mi sono rimaste in mente sono: “solita mer*a” e “cogli*ni”. Voto 3

Povia con il disegnatore Alessandro Matta. Il pezzo piace alle “icone gay” Paola e Chiara, già questo è un motivo sufficiente per denigrarlo. La canzone è davvero orripilante, anche in questa versione acustica in stile falò sulla spiaggia. Non esprimo giudizi.

Marco Carta con i Tazenda: secondo me Baglioni gli vuole fare causa quando nel ritornello dice “sei il mio gancio in mezzo al cielo”. E infatti, Marco cambia le parole del testo, cantandole in una lingua sconosciuta (che sia klingoniano?). Felice di scoprire che i Tazenda sono vivi e lottano insieme a noi. Voto 0

Gemelli Diversi con la BMB: Bella l’idea di riarrangiare il pezzo con l’ausilio di una marching band (ma l’aveva già fatto Alexia nel 2005 con “Da Grande” e i Funkoff): il pezzo, comunque, per me è uno schifo paragonabile a quello di Povia. Voto per la BMB: 8 per i GdV: 0

Arriva il risultato del voto delle giurie: eliminati Dolcenera e i Gemelli Diversi. Una vera badilata sulle gengive. Mi mancano le parole, quasi quasi sono dispiaciuto anche per i GdV. “Hanno votato solo i vecchi” lamenta la Gialappa’s. Poco male, sono le uniche due canzoni che funzioneranno in radio o che avranno un minimo seguito commerciale. Mentre Bonolis nominava i cantanti che hanno superato il turno, il pubblico è andato in visibilio sui nomi di Povia e Marco Carta. Rinnovo la terna dei vincitori: Marco Carta, Povia e Francesco Renga. Con un’opzione per Patty Pravo. Che tristezza, ho esaurito i motivi validi (???) per vedere questo Festival.

Con un’ora di anticipo, su Radiodue, il prezzemolino defilippato nonché presidente della Sony, Rudy Zerbi, annuncia on the phone che Arisa (la “Chicken little” dei gggiovani) vince la categoria “Proposte”, sconfiggendo la sua Karima. Come previsto (oh, almeno questo!).

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