Festival di Sanremo 2009 – Prima serata, Chissenecronaca live. Esibizione degli “Artisti” e di quattro “Proposte”. Ospite Katy Perry

Martedì 17 febbraio 2009. Al via la settimana più musicàl-geriàtric-florovivaistica dell’anno: tra suoni tristi, gente anziana e fiori appassiti, potrebbe sembrare la consueta celebrazione in onore dei caduti del 15-18, invece è il Festival di Sanremo. Cinquantanove anni e dimostrarne il doppio, una parabola discendente senza sosta, una manifestazione in caduta libera verso il nulla a cui l’alimentazione e l’idratazione andavano sospese svariati anni fa.

E’ il festival della crisi economica, ma non per Bonolis che dalla Rai percepirà un milione di Euro indipendentemente dal risultato, né per Benigni che ne percepirà 350 mila per pochi minuti di lettura dantesca, né per i nostri politici che dimostrano indignazione per i guadagni milionari delle star della tv, ma che non pensano minimamente di ridurre i propri né di ridurre la loro presenza nei salotti televisivi. E’ il festival degli amici di Bonolis (Povia, Stefano di Battista), degli Amici di Maria (Marco Carta, Karima), degli amici dell’INPS (Iva Zanicchi, Al Bano). E’ il festival di Raiset, neologismo coniato dalla stampa per evidenziare l’accordo bilaterale tra le due potenze dell’etere che davanti ad  una concorrenza di facciata, si scambiano i personaggi e portano i soldi sempre nelle stesse tasche (domani, peraltro, si nomina il nuovo CDA della Rai e il risultato ottenuto da Sanremo potrebbe avere delle implicazioni rilevanti). E’ il festival che deve essere cotto e mangiato perché il team autorale lucioprestiano, la settimana prossima, deve mettersi dietro il timone della nuova edizione della Fattoria. E’ il festival che – televisivamente parlando – potrebbe essere il prodotto perfetto, esattamente come fu nel 2005 sempre con lo stesso conduttore: all’epoca la scenografia tecnologica e la formula in stile reality (con la “poltrona rossa” che creò non poche polemiche tra i cantanti in gara) suscitò un grande coinvolgimento, ma esclusivamente autoreferenziale, nullo sul piano musicale. All’epoca Bonolis riuscì pure a strumentalizzare la notizia della scomparsa di Alberto Castagna, rivelandola al pubblico con oltre un’ora di ritardo per poterla incastrare in scaletta in mezzo a due canzoni strappacuore. Quest’anno, visto il cast di cantanti da fiera parrocchiale (davvero ai minimi storici, peggio ancora dell’edizione del 2006 di Panariello), le cinque serate del festival hanno un retrogusto di “one man show” dove il conduttore si pavoneggerà (o “povioneggerà“) con i suoi ospiti e con il pubblico, crogiolandosi nelle amicizie altolocate (è stato lui ad andare a pregare in ginocchio Piersilvio affinché gli desse la possibilità di farsi di Maria [de Filippi] sabato sera), nell’intento di dimostrare quanto sia stata fallimentare l’opera Baudiana dell’anno scorso. Opera che, a pensarci bene, se fosse stata replicata quest’anno sarebbe stata criticabile, ma considerati i presupposti del lavoro Bonolisiano, non c’è altro da fare che rimpiangerla.

Paolo Bonolis inaugura il Festival seduto sulle scale insieme ad una bambina vestita a festa, alla quale tenta di spiegare le meraviglie della musica che non ha mai sentito. La bambina è già annoiata e pure io, per fortuna ci sono quelli della Gialappa’s alla radio che ravvivano il clima. A Mina, la famosa “Tigre di Mompracem” (no aspetta, “Tigre della Esso”, uhm no forse era “Tigre della tappezzeria del divano di mia zia”, no no no era “Tigre contro Tigre”, beh insomma non mi ricordo), spetta l’ingrato compito di aprire il Festival della Canzone Italiana. Lei che ormai ha la cittadinanza svizzera ed è larga come il quinto cantone. Canta “Nessundorma”: decisamente benaugurante. Ovviamente la cantante non è presente dal vivo, ma si vede solo in qualche fotogramma con le inquadrature strette e lunghe. Fuori dal teatro partono i fuochi artificiali; dentro al teatro si accendono le luci e la scenografia risulta luminosa, ma piuttosto fredda. Molto meglio le pacchianate che sceglieva Baudo: stelle, cuori e fiori.

Dolcenera (Il mio amore unico). Non è più truccata con l’uni-posca, ma sembra “lavata con la pompa”. E’ vestita come un cioccolatino da scartare: apprezzabile il rinnovamento del look. La canzone è incredibilmente orecchiabile, ha un che dei Ting Things. E’ data per superfavorita. Voto 7

Bonolis presenta la giuria, accomodata per la prima volta nella galleria del Teatro Ariston, per garantire la qualità della performance.

Fausto Leali (Una piccola parte di te). Leali è uno di quei cantanti che vive solo perchè esiste il Festival. Il brano è la tipica ballata rauca nel suo stile. Il testo è emozionale e piuttosto ben interpretato, anche se un paio di infauste stecche io le ho sentite. Pezzo troppo sanremese, voto 5

Entra in scena il più fortunato degli sfigati, Luca Laurenti. Ovazione del pubblico, per carità. Le solite gag viste mille volte, attendo la scivolata sulla buccia di banana. Pubblicità.

Tricarico (Il bosco delle fragole). La rivelazione dello scorso anno ci riprova, con un brano dall’arrangiamento dance che sicuramente suonerà meglio nella versione da studio. Tricarico si riconferma un originale paroliere ma un esecutore incerto. Syria, ospite in radio, afferma “Avete presente Giops di X-Factor? Ecco, lo stile è quello, anzi Giops canta meglio”. Syria: vai a farti un giro và. Voto 6 politico

Svallettata della serata: Alessia Piovan, protagonista del film “La ragazza del lago”, dove dice una battuta sola e poi muore. Speriamo che a Sanremo non faccia la stessa fine.

Marco Carta (La forza mia). Ero rimasto che avrebbe dovuto cantare una canzone con un altro titolo, comunque questa o quella differenza non fa. Il brano è prodotto dal fidanzato di Laura Pausini. Il coniglietto di Amici canta la prima strofa in modo decisamente precario, proprio come la sua carriera discografica. Nel ritornello esplode (la canzone, non lui), il brano è il classico pop adesca-carampane e non poteva essere altrimenti. Sarà un successo come suoneria dei cellulari alle scuole medie. Voto 4 e 1/2

Patty Pravo (E io verrò un giorno là). Per me Patty Pravo è una donna anziana un po’ patetica che somiglia sempre di più ad un gatto persiano e che vuole fare a tutti i costi la snob-ribelle non rendendosi conto che il Big Ben ha detto stop da un bel pezzo. Voto 5 (anche se in verità avrebbe meritato meno di Marco Carta, il cui giudizio è stato inficiato dalla mia poca stima nei suoi confronti)

Dopo una inspiegabile intervista in collegamento da New York con il presidente delle Nazioni Unite, che Radiodue ha coperto con un divertentissimo intervento di Paola Cortellesi, la gara riprende.

Marco Masini (L’Italia). “L’uomo Volante” è stata una felice parentesi, ma stasera c’è il “back to the depression”. Musicalmente la solita roba, il testo inutilmente populista. Tutto già sentito. Voto 3

L’idea innovativa dell’anno è la presenza dei valletti maschi. Questa sera tocca a Paul Sculsort, un cognome adeguato per la scontata battuta a sfondo omosex con protagonista Laurenti.

Francesco Renga (Uomo senza età). Il discusso pezzo dalle atmosfere liriche è un vero plagio del Nessundorma già sentito prima, peraltro. “Nasce coi Timoria e vuole fare il Bocelli”, dicono alla radio, “per fare una cosa del genere un ci vuole un gran pezzone”. E questo è debole, nel suo clima finto-aulico. Mi dispiace, voto 0

Momento sbanca-Auditel: arriva Roberto Benigni che rispolvera i cavalli di battaglia antiberlusconiani: bellissima la battuta “napoleonica” su Silvio che vuole conquistare la Corsica. Per la par condicio, anche lo slogan “Rialzati Walter” è forte. Per Benigni, Mina non si fa mai vedere proprio come Bin Laden, e così è diventata un mito. Il Piccolo Diavolo consiglia anche a Berlusconi di sparire, per diventare – allo stesso modo – un mito. Benigni stronca la canzone di Iva Zanicchi per il testo esplicito. Sarà solo una fatalità che la Zanicchi è candidata alle elezioni europee per il Popolo delle Libertà? No, infatti dopo un tanto lungo quanto divertente giro di parole, ci propone l’immagine di Berlusconi con la Zanicchi dentro ad un’auto coi ribaltabili mentre fanno tre giorni di sesso initerrotto, dopo i quali la cantante non è ancora appagata. A seguito della svolta di Iva Zanicchi, Benigni si augura di non trovare Orietta berti che canta “Fin che la barca va” tra le conigliette di Palyboy. A conclusione del suo intervento, che dalla satira politica vira verso la critica contro le discriminazioni sessuali, Roberto Benigni recita una lettera di Oscar Wild. Standing ovation (poco spontanea, a dire il vero) del pubblico del Teatro Ariston che forse – Grillini a parte – non era ancora pronto per un momento così alto. 350 mila euro meritati anche senza lettura dantesca. Voto 10 e lode

Pupo, Paolo belli e Youssou N’Dour (L’opportunità): pur non avendola sentita (la tv è saltata e il blog si è inchiodato, adesso ho ripristinato tutto comunque), non mi sembra di essermi perso un granché. I Gialappa’s la stroncano, mi fido: Voto 2

Gemelli Diversi (Vivi per un miracolo). La consolle del deejay del gruppo va in corto circuito e mentre i tecnici tentano di risolvere il problema, Bonolis elogia i tecnici della Rai. Introduzione con l’autotune come le peggiori produzioni americane di Serie B. Il resto è pure peggio. Testo sentito in milioni di altre canzoni “rap” di finta denuncia sociale, tamarrume a non finire, una roba insostenibile in stile “tu vuo’ fà er Kanye West” ma non ce la farai mai. Voto -1000

Al Bano ( L’amore è sempre amore ). “Aria di novità su questo palco” e “comincio a rivalutare i Gemelli Diversi”, dicono quelli della radio. Al Bano canta sempre la stessa canzone da cinquant’anni: basta! Voto 1

A questo punto siamo a metà gara: dieci cantanti si sono finora esbiti, ne mancano altri 10 (sei “big” e quattro “giovani”) e anche Katy Perry. E sono SOLO le 23.35. Intanto c’è una gag con l’orchestra e una sempre bella (?) telepromozione.

Afterhours (Il paese è reale). Bella l’introduzione un po’ in stile U2. Per il resto ammetto di non aver capito più di tanto. Ammetto anche di non conoscere la discografia degli Afterhours, quindi non so se il cantare come se stessero scappando da un palazzo pericolante perché sta arrivando un terremoto è un loro marchio di fabbrica studiato, oppure se sono stati traditi dall’emozione. Boh, il testo sembrava anche decente, il tentativo rock interessante, ma nel complesso mi hanno colpito poco. Spero di comprenderli meglio la prossima volta che li sentirò. Voto 5

Iva Zanicchi (Ti voglio senza amore). Soprannominata alla radio “IVONA Staller”, interpreta un brano dal sapore “minesco”. Ma una donna d’età avanzata (schierata nel cattolicissimo PdL) che celebra il sesso fine a se stesso è un po’ un controsenso. Come “se Biancaneve cantasse Back to Black”. Non malissimo, ma troppo vecchiume. Voto 4

Nicky Nicolai con Stefano Di Battista (Più sole). Un altro brano “minesco”, ma più ritmato del precedente. Per quelli di Rai dire Sanremo sembrano i “nuovi Dirotta su Cuba”. Mi è arrivato gran poco, voto 4 e 1/2

Povia (Luca era gay). Ecco il caso dell’anno, avevo già il latte alle ginocchia prima di sentirlo. Che dire delle polemiche sul testo? Cari amici gay: l’anno scorso la Tatangelo vi dipingeva come shampiste isteriche e vi lamentavate, quest’anno Povia vi suggerisce l’idea di guarire dalla vostra malattia e ancora vi lamentate: certo che non vi va bene niente! (Sono sarcastico, se non si era capito). Il brano è un pezzo pseudorap dal valore musicale pressoché nullo trainato solo dalle polemiche inutili scatenate negli ultimi mesi. Al termine dell’esecuzione, Povia mostra un cartello come a volersi discolpare, ma la frittata ormai è fatta. Bonolis cerca la polemica live cedendo il microfono a Franco Grillini, che viene fischiato dal pubblico. Indipendentemente da tutto, la canzone non mi piace, per me è uguale a Fabrizio Moro che già stroncai a suo tempo. Voto -2000

Sal Da Vinci (Non riesco a farti innamorare): stavo ascoltando alla radio gli sviluppi della vicenda Povia, perciò l’ho ascoltato mooooooolto distrattamente. La solita gigidalessiata? Voto 2

Alexia con Mario Lavezzi (Biancaneve): altra canzone inutile, Alexia è una delusione continua, o forse sono io che sono troppo legato ai vecchi ricordi di “The summer is crazy”. Voto uguale a quello di Iva Zanicchi dato che fanno canzoni intercambiabili. Voto 4

Ospitone internazionale: Katy Perry. Santo cielo quanto risulta fuori luogo in mezzo alle pensionate impellicciate che affollano la platea e che non muovono nemmeno mezzo sopracciglio liftato mentre lei canta “Hot & Cold”. Katy (che è di una fighezza unica stasera) canta dal vivo e cambia metà melodia perchè non ce la fa a beccare le note. Ma Bonolis svela che ha l’influenza. Voto 7-

E’ l’una meno un quarto e mancano ancora le esibizioni dei quattro giovani. Mi piacerebbe sentirli ma non penso di farcela: ne riparleremo i prossimi giorni. Buona notte a tutti e grazie per l’ascolto, qui e anche su Facebook!

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