Amici 8 – Serale – Prima puntata

Serale del 14 gennaio 2009, prima puntata. Mi chiedo che razza di scuola sia quella che inizia i corsi a novembre e a gennaio è già pronta a consegnare i diplomi: una vera e propria instant-school in stile bustina di tè solubile, il cui gusto è egualmente annacquato. Ad Amici versione express nulla si impara e tutto si sviluppa in funzione di un appuntamento serale acchiappa-ascolti dalla fisionomia molto più da reality che da talent show, necessario per onorare il periodo di garanzia di un’ammiraglia sempre più allo sbando. Per l’edizione numero otto dello show di Canale 5 nutro un interesse pari a zero: l’appuntamento domenicale è entrato pesantemente in conflitto col mio bioritmo, tanto da non farmelo seguire praticamente mai, la soppressione di materie quali la recitazione e la riduzione dello spazio destinato al ballo (complici anche dei ballerini scarsissimi), ha reso lo spettacolo una piatta gara tra aspiranti cantanti, molti dei quali anonimi e/o esageratamente scadenti. Rudy Zerbi, presidente della Sony, è entrato a far parte integrante del cast, con la sua crapa pelata e lo sguardo a forma di simbolo del dollaro, azzerando d’un botto quel minimo di simpatia che mi faceva nei collegamenti da dietro le quinte del Festival in “Rai dire Sanremo” con la Gialappa’s. La stessa Maria de Filippi è diventata produttrice discografica (ormai le manca solo di affacciarsi al balcone in San Pietro e recitare l’Angelus, poi ha fatto tutto),  scegliendo personalmente i brani da inserire nella nuova compilation intitolata “Scialla“, dimostrando (oltre ad un gusto musicale discutibile) che ciò che “le brucia” è il fatto di non essere riuscita – in otto anni – a generare una popstar credibile e dal successo trasversale, cosa invece accaduta alla rivale Simona Ventura con X-Factor al primo colpo, nonostante i numeri auditel avversi, e non si dà pace di aver creato esclusivamente fenomeni carampanici della durata di un Polaretto all’amarena.

La scenografia ha tinte autunnali, sul maxischermo vengono proiettate immagini di foglie morte che cadono. La miglior metafora che si potesse scegliere. I ragazzi sono divisi in squadra bianca e squadra blu, come da tradizione di questi ultimi anni e la prima sfida della serata è canora (te pareva). I duellanti sono Luca (che definii all’esordio un “neomelodico un po’ r’n’b”, stasera pare Gigi d’Alessio rauco) e Valerio (che etichettai come “all’apparenza piuttosto sfigato”, stasera pare Al Bano ubriaco di negroamaro). Cantano i Coldplay e anche l’orchestra ci mette del suo, arrangiando il brano in tonalità improponibili. Sembra di sentire il “Tuca Tuca” e Chris Martin lo canterebbe anche meglio della Carrà.

Da notare stasera il ritorno di Chicco Sfondrini (assente dal pomeridiano da mesi; si temeva il peggio per lui, tipo che Maria l’avesse fatto rapire dai suoi scagnozzi e ne avesse dilaniato il corpo con uno di quei macchinari inventati da Saw-L’enigmista e poi se ne fosse sbarazzata facendo il ragù per la mensa dei ragazzi nelle casette), la solita “bastian contrario” Platinette (semplicemente insopportabile), e una figura tanto inutile quanto misteriosa che risponde al nome di Sandra Mondaini. Ora, credetemi, sto sforzandomi tantissimo per non dire nessuna cattiveria e portare rispetto per la professionalità e l’anzianità. E’ anche vero che sono in apprensione perchè  ogni volta che tenta di dire qualcosa ho paura che venga colpita da un ictus, regalando al programma un immeritato picco d’audience.

Intermezzo di ballo con Kledi e una ballerina professionista sconosciuta (una specie di Rossella Brescia dopo un periodo di rehab) ed esibizione trasparente di un allievo di cui mi è sfuggito il nome, definito “bambino di otto anni” dalla Celentano, che sfida Adriano, lo scherzo di carnevale ambulante. Adriano è il mio preferito perchè è completamente avulso dal mondo reale e non fa nulla per nasconderlo, anzi, mostra i pettorali. L’altro mi giunge notizia che fosse Domenico, meglio noto come il “nano Bagonghi“.

Ancora canto. Ogni “talent show” che si rispetti deve avere il suo clone di Giusy Ferreri/Amy Winehouse, qui rappresentato dalla cantante Alessandra (quella che Jurman definì “la nuova Anita Baker”) che canta peggio dello scarico della doccia ingorgato dai suoi capelli, rasati con la falciatrice (e purtroppo durante l’operazione deve essere partita pure qualche fetta di emisfero cerebrale). Alessandra si batte contro Jennifer, entrata nella scuola grazie ad una sfida. E’ la sosia di Gabriella Golia con le capacità dialettiche di Flavia Vento. Canta discretamente, ma non fatela parlare, per carità!

Ballo. Alice, la Reese Whiterspoon di Cinecittà, si scontra con Pedro l’alieno (definizione arrivata via Facebook, dove sto tenendo una chissenecronaca in contemporanea e sto veramente andando fuori di testa. E’ fichissimo, però). Abbiamo capito che del ballo non gliene può fregare una mazza a nessuno, e poi succedono sempre le stesse cose. La Celentano si lamenta di tutto, Maura le va contro solo per il gusto di farlo, Garrison ha i dolori mestruali. Nel parterre de roi manca Space Vampire Iancu (a meno che non sia lui quel fantoccio che ci spacciano per la Mondaini), ma stasera la bandiera della mascolinità perduta è tenuta alta da tal Orazio (l’hanno rubato a Paso Adelante, secondo me).

Si canta l’inedito che, essendo stato pubblicato nella compilation, inedito non è più, ma ad Amici continua a chiamarsi inedito comunque. Misteri defilippiani della lingua italiana (insieme a “grazie alla coreografia”, oppure “spieghiamo a casa”). Parte la mandiboluta Martina, tutta scucchia e poca sostanza. Quindi è la volta della sopravvalutata Silvia, entrata come cantautrice e pianista e ridotta a rana gracchiante sul ciglio di un fossato. L’attendibilità dei giudizi dei professori è pari a quella della De Filippi come presentatrice: ognuno si schiera con i suoi prediletti e quelli istruiti da un altro docente sono sempre deludenti rispetto ai propri. La polemica dell’anno (molto più pacata rispetto a quelle a cui eravamo abituati nelle precedenti edizioni, com’è sta storia? Gli autori hanno aggiunto un corso di educazione morale all’insaputa di Maria la sanguinaria?) è sul nuovo metodo d’insegnamento di Luca Jurman per i cantanti, obbligati a levatacce, fitness e dieta per salvaguardare la voce ed evitare il reflusso gastroesofageo. Che noia, ci manca solo Luciano Onder e la rubrica Medicina 33 è servita.

La Mondaini riesce finalmente a comporre una frase di senso compiuto e mentre la De Filippi se la ride, lei riceve i complimenti della Celentano che le confessa di averla sempre avuta come mito. Infatti, si veste come Sbirulino. Sfida di ballo: Gianluca contro Daniela. Lei è alta un metro e un post-it e larga come un congelatore Indesit. E’ riuscita a distruggere fisicamente Leon, per cui si decide di farla danzare con un escavatore bobcat. Poi si opta in extremis per Gianni Sperti che pur essendo ingrassato di trecentoventichili negli ultimi sei mesi, di fianco a lei sembra quasi snello. Il balletto non è propriamente ben riuscito: silenzio parla Steve: “Gianni Sperti no è i balerino che io sceglieresti pe’fare mia coreoggrafia”. In sintesi Daniela è grassa e l’unico che riusciva a farle fare le prese era Sperti, ballerino che al professor La Chance non va esattamente a genio, ma che era l’unica scelta possibile per gestire l’allieva. Poveretta, questa ragazza è da ammirare, perché sta subendo in diretta il processo alla sua trippa condito da polemiche interne e pinoli, senza nemmeno fiatare. Con grande umiltà ammette di avere un problema alimentare: fa danza da quindici anni ed è grossa come un bisonte da macello, Platinette la esorta a “maggnare de meno” perché lei stessa sa cosa vuol dire avere un problema del genere (peccato che sia affetta anche da problemi molto più gravi di cui, invece, non si è ancora accorta).

Prova Miusikol, la mia preferita. La squadra blu fa “Mamma Mia“, ma forse era meglio se faceva “Santo Cielo”. Adriano ora non è più avulso, ma solamente insulso, in questa interpretazione. Martina se la cava, anche se è un po’ impacciata: ma lo sarei anche io se le coreografie si sviluppassero sul mio mento. I bianchi interpretano “Pinocchio“. Il protagonista è quello che la Celentano aveva etichettato come “bambino di otto anni”, ma nelle vesti di un burattino di legno sembra ancora più giovane. Alice, fata turchina, tutto sommato risulta simpatica e molto televisiva. Ok, sono stato troppo buono, ma l’avevo detto che era la mia prova preferita. Per fortuna si ritorna subito nei ranghi del dolore uditivo con Mario che canta Battisti. Un po’ calante, come le sue palpebre: sembra che non si faccia un pisolo dal 1983. Consiglio: perché non guarda il daytime di Amici che concilia? L’avversario è Luca, che ha aperto (male) la puntata e ora la chiude (altrettanto male), come se le tre ore che ci stanno in mezzo non fossero mai esistite. Spero che adesso non ricomincino il programma come in quel film anni 90 con Bill Murray che riviveva ogni giorno lo stesso giorno, perché io non reggerei.

Vince la squadra blu. Il meccanismo delle nominations è quello dell’anno scorso, governato dal famoso “pongoregolamento” senza senso che fa credere ai ragazzi che siano loro a scegliere chi deve abbandonare il programma, mentre in realtà è gia tutto predeterminato nei copioni degli autori. Nominata Jennnifer, viene salvata dai professori. Idem per Silvia, Domenico, Valerio e così via. I blu nominano tutti, ma i professori salvano tutti, così esce chi è più basso in classifica secondo il televoto. Alla fine a farne le spese è il ballerino Gianluca. Vabbè, non è stata una grave perdita.

Colpo di scena finale, i due rivali Luca e Valerio si scambiano i ruoli: Luca non vuole stare lontano da una persona “molto importante per lui” (Alice?) e chiede di essere trasferito nella squadra bianca. Nessuno obietta, Luca e Valerio si scambiano le giacche e le due squadre sono nuovamente equilibrate. L’anno scorso, ci fosse stata una richiesta del genere, sarebbe scoppiata una rivolta popolare. Anche Amici cambia, di poco, ma in meglio.

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