Chi l’avrebbe detto che questo blog sarebbe arrivato al suo terzo panettone

Un panettone più che mai soffice e genuino perché preparato con le uova del nonno (mica con quegli ingredienti industriali che causano le intolleranze) e impastato con una ruspante passionalità che nemmeno Giovanni Rana, Anna Moroni e il topo Ratatouille. Così, Chissenefrega, un po’ dolce e un po’ salato, acidello quanto basta, a volte hot e a volte hard, a volte bitch e a volte nun, troppo spesso con il tasso alcolico oltre la legalità, al gusto bifidus o coi fermenti lattici, ricco di xilitolo ma senza grassi aggiunti, succulento per scelta obbligata poiché succulveloce non piace a nessuno, a volte infelice, a volte gaudente, ma sempre nutriente (come il migliore dei Bananamisù) è pronto – oltre ogni ragionevole scontro tra zolle tettoniche –  per scattare sulla via dell’augurio in un turbinìo di abbracci di circostanza e bacetti incondizionati.

Il “buone Feste” imperversa e ciò mi dà sollievo perché ogni anno ho il timore di rimanere l’unico che si lascia trascinare contro ogni sua snob convinzione nel vortice della convenevolezza. O – al contrario – di restare il solo sfigato che, invece, non ne viene coinvolto e sarebbe pronto anche ad andare alla Messa di mezzanotte in costume adamitico pur di ricevere le attenzioni della perpetua in sacrestia al costo di un generoso obolo. E mica siamo in un periodo che si può spendere e spandere; ma è proprio in questi momenti di anoressia sociale, politica ed economica che anche un minimo gesto, la più piccola illusione di una goccia di affetto, complicità, condivisione dei pensieri nel mare-marasma di un sempre più ignoto futuro è di conforto. Gli auguri di oggi non hanno scadenza il dì dell’Epifania, ma vogliono essere un auspicio per ogni porta che si aprirà sul nostro domani.

La canzone che ascolterò mentre scarterò i vostri regali virtuali è “Letter From God to Man” di Dan le Sac Vs Scroobius Pip, duo rap inglese dell’Essex dall’aspetto non propriamente rassicurante, ma che sa miscelare vecchi campionamenti (dei Radiohead, nel caso specifico) a moderni suoni electro, applicando idee urbane ad una sfera decisamente più filosofica che legata alla pragmaticità della vita del ghetto. Con ironia, intelligenza e quel gusto british che non guasta. Nemmeno a Natale. Tanti auguri (ma non di circostanza) a tutti.

PS: ma se siete proprio incorreggibili e volete rovinarvi pure questo gioioso momento…

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Chissenefrega

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