Irene Grandi – Bianco Natale

Cosa c’è di peggio di “White Christmas” a Natale? “White Christmas” in arrangiamento pop-rock interpretato da una cantante in evidente crisi creativa già da anni, la cui migliore idea musicale viola il copyright di una qualsiasi recita natalizia dei bambini dell’asilo delle suore Canossiane. Ogni volta che pensi che la musica italiana mainstream abbia raggiunto il punto più basso d’espressione, arriva sempre qualcosa di peggio, qualcosa che non avrebbe il coraggio di tentare nemmeno una band studentesca amatoriale nel garage sotto casa dopo essersi fumata foglie di cicoria e scolata una damigiana di Jagermeister.

Il “Bianco Natale” di Irene Grandi è una ballata da cinepanettone che si rifiuterebbero di usare anche i fratelli Vanzina come colonna sonora di un lungometraggio low-budget. Un obbrobrio che ben rappresenta la pochezza di queste feste: mancano i soldi (alla cantante per prima, evidentemente) e si riciclano i regali, così come si riciclano le canzoni. Spero vivamente che il nuovo album contenga anche le versioni metal di “Fra Martino campanaro” e emo-punk di “Quel mazzolin di fiori”, interpretate dalla poliedrica Irene che giorno dopo giorno raschia sempre più il fondo del barile mentre noi, coi suoi cd, al massimo possiamo raschiare il ghiaccio dal parabrezza dell’auto.

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