Vorrei capire quanto sono affidabili questi test della personalità

Se c’è una cosa che non sono mai stato capace di fare, quella è disegnare. Ricordo che i miei capolavori durante le ore di educazione artistica in terza media (chissà se esiste ancora questa materia) , venivano tutti catalogati come “lavoro frettoloso e dal tratto infantile” oppure “rappresentazione immatura con una prospettiva inesistente”. Da allora non mi sono mai più permesso di disegnare alcunché, neppure gli schiribizzi nervosi sul blocchetto di fianco al telefono. Però sono un fan dei test della personalità, quelli che a seconda di come disegni delle linee o dei cerchi hanno la presunzione di svelare gli aspetti più reconditi del tuo io. Ne sono un fan perché in fondo li trovo alquanto trash e attribuisco ai loro responsi la stessa attendibilità che darei all’oroscopo di Paolo Fox. Mi piace farli come puro passatempo enigmistico in stile “Quesito con la Susi“, non certo perchè il mio ego ogni tanto parte per la tangente e non lo riconosco più. Qui meriterebbe un discorso a parte il test psicologico di tipo “grafico-proiettivo” che ho fatto durante il mio ultimo colloquio di lavoro, dove bisognava riempire otto caselle contenenti differenti segni grafici da completare per realizzare otto disegni di senso compiuto. Era il test di Wartegg, per la precisione. Adesso, con tutto il rispetto per gli studiosi che usano questo strumento per la loro professione, penso che definire tale test una “cagata pazzesca” sia riduttivo. Non tanto per il test in sé, ma per l’utilità sottozero che può avere nel corso di una selezione professionale. C’erano due minuti di tempo per completarlo e io ci ho impiegato tre quarti d’ora, a metà tra lo schifato e l’afflitto, con una gran voglia di disegnare cose senza senso, oscene o fuori dai riquadri prestabiliti. Avrei trovato più serio se la direttrice dell’ufficio del personale mi avesse proposto di mettermi in testa un portafrutta e richiesto di esibirmi in un samba sfrenato sopra i pacchi di curricula spalmati sulla sua scrivania. Ci trovo molto poco di scientifico e molta suggestione, un po’ come in Buddha o nelle doti canore di Britney Spears: bisogna crederci, insomma, perché l’inganno è dietro l’angolo. Fatto sta che comunque il colloquio è andato bene e oggi, a distanza di sette mesi, posso dire con certezza che se dai miei grafici è risultato che sono completamente fuori di testa (ma non c’era bisogno di Wartegg per accertarlo), il mio livello di follia è sempre ben inferiore rispetto a quello dimostrato dagli addetti dell’ufficio del personale che alla fine mi hanno assunto (e che trovano sempre scuse per non pagarmi gli straordinari).

Se qualcuno fosse in grado di interpretarlo (oppure se volesse prendere spunto) lo posto qua sotto, senza pudore (e forse scadendo pure nell’illegalità) visto che è stata una esperienza talmente traumatica che ho addirittura pensato di immortalarla col celllulare (e che ho ripescato dalla memoria solo oggi facendo le pulizie natalizie sulla MMC del mio Nokia). Ho disegnato, nell’ordine:

  • partendo da un punto al centro, un dado in prospettiva (se dovessi autointerpretarmelo direi che il soggetto presenta grandi doti casualmente creative);
  • partendo da un’onda in alto a sinistra, uno stormo di uccelli (uhm… predisposizione al lavoro di gruppo?)
  • partendo da tre linee verticali, un campanile con annessa chiesa (la scelta di fare questo disegno mi è stata ispirata dalla tizia che mi stava “colloquiando”: aveva l’aspetto di una di quelle che va ogni domenica alla messa vespertina e poi il lunedì si fa sbattere dai camionisti nelle aree di servizio autostradali);
  • partendo da un quadrato, una matita (ecco, una matita con la mina quadrata io non l’ho mai vista, ma evidentemente…)
  • partendo da due rette, una freccia (una freccia che punta verso l’alto a simboleggiare il mio innato ottimismo [ma quando mai]);
  • partendo da altre due rette, una busta chiusa (per far capire che uno dei miei valori fondamentali è la riservatezza);
  • partendo da una curva, una cornetta del telefono (su questa non ho nessuna interpretazione plausibile se non “naturale predisposizione per quiz televisivi e televendite”)
  • partendo da un semicerchio, un cerchio (per far vedere che anche io so essere banale, e non serve neanche che mi impegni tanto).

PS: ho appena scoperto in internet che il riquadro dove ho disegnato la cornetta del telefono rappresenta l'”energia sessuale“. Quindi altro che quiz e televendite, questo va inteso come “naturale predisposizione per gli spettacoli notturni dell’899”: azzeccatissimo, per la miseria! Poi mi chiedo perché interessi la mia “energia sessuale” all’ufficio del personale… probabilmente la mia selezionatrice non si sbatte solo i camionisti all’autogrill, ma anche qualcuno in ufficio: buono a sapersi.

Detto ciò mi rendo conto che, come spesso accade, mi sono lasciato trasportare e non so perché ho scritto tutta questa pappardella. Io, in realtà, volevo solo segnalarvi il test “Draw a house” che, dal disegno di una casa e dalle risposte ad alcune semplici domande, vi può dare dei responsi azzeccati come questo:

Your house tells the world that you ought to be a leader. You are a freedom lover and a strong person. You are shy and reserved. If you’ve drawn a cross on each of windows, you always want to live alone. You are very tidy person. There’s nothing wrong with that because you’re pretty popular among friends. Your life is always full of changes.

When it comes to love, you shut yourself off. It’s difficult to win your heart because you have decided to keep your feelings deep inside. You see the world as it is, not as you believe it should be.

You are not a romantic person by nature. It also safe to say that others don’t see you as a flirt. You don’t think much about yourself.

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