La Talpa 3, la finale: La Talpa è Franco Trentalance, vince Karina Cascella

La Talpa 3 è stato un successo non certo annunciato. All’esordio era altissimo il livello di scetticismo e di diffidenza (non solo da parte del sottoscritto) riguardo all’adventure-game di Paola Perego. C’era un cast di riciclati perlopiù sconosciuti, che si pensava potessero far breccia al massimo su un pubblico di comari in vestaglia all’ora del tè; c’era una formula spiaccicata a quella dell’edizione precedente, senza la benché minima variazione organizzativa e/o creativa; c’erano le stesse scenografie, opinionisti, automarchette della domenica e il ricordo di un inviato sul campo (Stefano Bettarini) non certo brillante. C’era l’incubo trash dei manicaretti a base di occhi di bue e sangue di vacca; c’era, soprattutto, un pregiudizio enorme (come uno degli attrezzi del mestiere di Franco Trentalance) che pendeva sopra la testa della conduttrice: raccomandata di classe, boriosa nel vantarsene.

Ieri velina ante litteram al fianco di Andrea Carnevale, oggi geisha tuttofare nell’agenzia di collocamento dell’agente delle dive Lucio Presta, Paola Perego, nella forza della Talpa, era l’unica che ci credeva veramente: tanto è bastato per convincerci al di là di ogni pregiudizio, rendendola talmente sicura di sè da risultare così fastidiosamente antipatica da scatenare simpatia. L’incubo trash si è trasformato quasi in un sogno per i livelli celestiali raggiunti grazie a tarantole e litigate, alligatori e abiti succinti. L’inviata glamour, Paola Barale, la quale mentre i concorrenti rischiavano il ricovero per ipotermia non aveva occhi che per il fango che insozzava le sue scarpe, si è rivelata una scelta azzeccatissima, anche per l’originalità e la leggerezza con cui si è messa al timone del daytime. La formula, seppur già vista – e non esente da certe inutili lungaggini da perfezionare l’anno prossimo, grazie – ha funzionato così come hanno funzionato le relazioni tra i morti di fama di cui era composto il cast, su cui nessuno avrebbe puntato un centesimo. Se all’Isola dei Famosi, con il passare delle settimane, abbiamo visto la realtà tingersi di fantasia (le difficoltà della sopravvivenza surclassate dal gossip internazionale), alla Talpa è successo il contrario. La fantasia di un programma calcolato al minimo dettaglio, talmente scritto a tavolino dagli autori da sembrare più simile ad una fiction che ad un reality show, è stata contaminata dalla realtà schizofrenica di una incontrollabile Karina Cascella (amorevole baby sitter nell’isolamento in capanna zulù, aspirante serial killer dopo ogni test superato con successo), dagli show pseudoamorosi dei Bisciglia, dalle perfide tentazioni emozionali e dalle aggressioni indigene. La potenza della Talpa-trasmissione si è espressa anche grazie al lato spy-investigativo, che basterebbe da sè a far andare avanti la baracca, anche senza la necessità esagerare con le incursioni nel gossip di bassa lega. Le indagini per scoprire chi remava contro il gruppo sono diventate un tormentone nazionale da pausa caffè: “la Talpa è Trentalance”, “macché quello la Talpa ce l’ha nelle mutande!”; “la Talpa è Melita”, “ma va, quella semmai è la Topa”; “la Talpa è Karina”, “non lo so, ma spero che gli zulù siano cannibali e la azzannino nottetempo in capanna”.

La finalissima di stasera si apre con il meritato tributo della Perego alla Barale (in realtà la prima preferirebbe venire impiccata per gli alluci ad un faro piuttosto che ammettere che la seconda ha fatto un buon lavoro). Paola (Barale) è vestita come un genio appena uscito dalla lampada, pronto a soddisfare i desideri di chicchessia. Paola (Perego), invece, ha due occhiaie che pare abbia trascorso l’intera giornata abbracciata al w.c. per smaltire una sbornia. Scatta subito lo scherzo degli autori alle due Paole (diavolo di un Lanza! – mi riferisco a Cesare, non al detersivo per piatti – ): devono consegnare la busta con il nome della talpa al notaio, ma la busta è nascosta in una teca piena di pitoni. Nel panico generale, con la Perego che vuole abbandonare lo studio, la Barale ne tocca uno ed esclama “uuuh, guarda come si ingrossa”. Si vede che ha vissuto due mesi in cattività con Trentalance. E’ il momento della famiglia Ndelu, strappata alla capanna del Sudafrica e importata per la prima volta in uno studio televisivo: offrono birra a tutti (mi sa che non avevo mica torto sulle occhiaie della Perego). Pasquale Laricchia viene eliminato con un test a sorpresa e, sinceramente, non dispiace a nessuno. Anzi, no, a ripensarci a me un po’ dispiace, perchè vedendo la “Grande Prova”, dove i concorrenti devono lanciare una sfera infuocata addosso a dei totem, devo dire che non ci sarebbe stato male, Pasquale, impalato lassù insieme ai totem. La prova, che si svolge fuori dagli studi Elios, sembra presa in prestito da “Ciao Darwin” con la Perego nei panni di Bonolis (fatalità artista di punta della scuderia di famiglia) e la Barale in quelli di Luca Laurenti (e infatti quando parla non si capisce niente, proprio come lui). Ma perché l’anno prossimo il programma non lo ambientano direttamente a Roma e i soldi che risparmiano non li usano per far fare un corso di cose sensate da dire a Vincenzo Cantatore?

Seconda parte della prova: i superstiti (Trentalance, Russo, Toniolo, Cascella) devono arrampicarsi su una scala in corda e legno altra trenta metri. Nulla di particolare, se non fosse che Karina, una volta in cima, sclera (ci mancava, stasera). Si sente male, finge un mezzo svenimento, lacrima sangue come una statua della Madonna. Ha paura dell’altitudine e vuole scendere subito. Un provvidenziale problema tecnico, però, fa inceppare il meccanismo che deve riportare a terra i concorrenti: i quattro rimangono per aria a penzoloni, con Karina che sta perdendo i sensi e la produzione che sta rischiando di perdere lei (fosse la volta buona!). Grande momento di televisione: Paola Perego imbraccia un megafono e comincia a sbraitare per dissuadere la Cascella a gettarsi nel vuoto. Sembra una puntata di CSI, o un intervento straordinario della Protezione Civile. Dopo quei quattro-cinque minuti thriller, la gru si sblocca, e tutti scendono sani e salvi, tranne Melita Toniolo, eliminata al test. Peccato era la mia favorita: veneta e gnocca, cosa chiedere di più. E’ inadatta ai ruoli televisivi ben definiti, tipo l’inviata o peggio ancora la presentatrice, ma il reality è il suo pane quotidiano ed è perfetta nel ruolo di se stessa, starlette wannabe sempre pronta a disquisire su “quale sia il target a cui è rivolto il mio personaggio”.

I tre ultimi sospettati sono schierati sul palco pronti a svelare il mistero. Chi sarà la talpa? Si tenta di scoprirlo con l’aiuto della macchina della verità, manovrata da una sedicente “dottoressa” (non so in cosa sia laureata, ma è talmente rifatta che sembra un chirurgo plastico che ha fatto pratica su se stessa). Le risposte di Karina sono coerenti, per quanto riguarda Clemente Russo e Franco Trentalance la macchina svela che entrambi mentono. Bell’affidabilità, cara dottoressa, cambiare mestiere no, eh?

Aaaargh! E’ giunto il momento… Tre ore di suspance con musica di sottofondo e luci ad effetto in cui mi è venuta l’ipertensione. La Talpa è Franco Trentalance. L’avevo già scritto su Facebook alle 20.24, cosa ho vinto? Dal televoto emerge che anche il pubblico l’ha scoperto: incredibile, dato che da due mesi la più sospettata era la Cascella. Ora si elegge il vincitore: la finale è tutta partenopea e si disputa tra Karina e Clemente (di cui scopro solo ora avere rispettivamente 28 e 26 anni, li davo entrambi sopra la trentina da un pezzo). Chi vince i 200.000 euro del montepremi? E’ chiaro: Karina Cascella (nel giorno dell’anniversario della morte della madre, mi sto commuovendo), speriamo li spenda per espatriare.

About the author

Chissenefrega

© 2006-2014 - Chissenefrega 2.0 #whocares #zeroodio #tantoammore - Created by Meks. Powered by WordPress.