Anastacia – I can feel you

Mi sento profondamente tradito da Anastacia. Fino a ieri sarei stato pronto a mettere la mano sul fuoco giurando che non sarebbe mai inciampata nella banalità dell’omologazione, che avrebbe messo la sua semplicità, voglia e innata capacità di fare popmusic davanti ad un semplice strofinamento di cosce su un divanetto in similpelle, come invece sembrano richiedere i canoni della musica moderna. Il ruolo della finta pin-up, della segretaria tuttofare, della bonazza annacquata, della Pussycat Doll in formato ridotto, non le si addice proprio: è più glamour la mia vicina di casa quando esce a stendere i panni in bigodini. La nuova immagine di Anastacia, frutto di una non troppo riuscita sinergia tra un chirurgo estetico con la pancreatite, un photoshopper etilico ed Enzo Paolo Turchi, fa l’effetto stridente di una consorella delle Missionarie della Carità trasformata in tronista. E crea in me una notevole fonte di turbamento: io c’avrò le fisse delle somiglianze assurde ma non capisco il motivo per cui dopo quattro anni di assenza, la star di “I’m outta love” abbia deciso di ritornare sulle scene interpretando una specie di smerigliata Carmen Russo.

Perdipiù: dove sono finite le acrobazie polmonari, i volteggi tonsillari, la grinta, la determinazione, quei vocalizzi un po’ rozzi, ma che rendevano inconfondibili ed imitatissime le sue performance? Farsi scrivere un pezzo da uno dei soliti rapper del quartierino (Ne-Yo, nel caso specifico) implica la perdita di qualsiasi credibilità dal punto di vista musicale per sbrodolarsi con una banalità fighetto-danceamericanoide senza personalità alcuna, adatta solo come background durante una telepromozione Monella Vagabonda?

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