Californication (lo so che arrivo sempre ultimo, ma chissenefrega)

La prima volta che vidi uno spezzone tratto da Californication fu su un vecchio e ormai cancellato blog di WordPress.com: il video fece rapidamente il giro della rete e quella scena clou di David Duchovny e del blowjob con suor Bocca di Rosa davanti al crocifisso, divenne il marchio rappresentativo della sregolatezza del telefilm. Oggi sarebbe bello ripescare quella conversazione in cui ci si chiedeva se una scena del genere sarebbe mai stata trasmessa dalla televisione generalista italiana, in perenne timore riverenziale da vaticanismo. Non so se alla serie, attualmente in onda su Italia 1, siano stati apportati dei tagli, ma sinceramente non m’importa: è un prodotto talmente spassoso nella sua irriverenza, che va bene così. E Duchovny, per la prima volta, riesce a sbarazzarsi dello scheletro dell’agente Mulder (che, al cinema in questo periodo, non sta ottenendo grandi riscontri) senza far rimpiangere allo spettatore la presenza di alieni e creature malefiche. In Californication l’unica creatura malefica è l’immaginazione troppo fervida del protagonista Hank Moody (scrittore talentuoso in crisi, blogger spazzatura per necessità) che regala un grottesco senso di distaccamento dalla realtà, tanto piacevole quanto divertente. Sarà per colpa di questo telefilm che David Duchovny si è fatto ricoverare in una clinica per combattere la sex-addiction? (beato lui, verrebbe da dire…)

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