Il ballo delle debuttanti

Una volta erano diciottenni con la puzza sotto il naso, discendenti di altolocate casate nobiliari pronte a cadere nelle braccia possenti dei più promettenti cadetti dell’accademia militare. Vivevano nell’eleganza, nello sfarzo e nel sogno dorato dell’esordio in società. Oggi che il romanticismo non esiste più, l’unica ambizione della diciottenne comune è di farsi scattare una foto col cellulare in compagnia di Kledi (oppure farsi direttamente Kledi) mentre ripete strenuamente “sono una ragazza seeeemplice, solaaaare, sinceeeera”. Così, anche la magia dell’antico Ballo delle Debuttanti viene sovrastata dall’idea moderna e malsana di televisione defilippiana in cui lo sfruttamento dell’ingenuità giovanile ha sostituito ogni canovaccio, dove darla via è fondamentale per ottenere il proprio momento di sfuggente celebrità. Il ballo delle debuttanti del 2008 non si svolge a Vienna tra giovani e blasonate donne dal sangue tinta Danubio blu, bensì a Cinecittà nella scenografia riciclata di Amici di Maria, tra aspiranti veline reclutate davanti ad una vetrina di Louis Vuitton con in mano un aperitivo.

Divise in due squadre, la Pop e la Chic, dodici sgallettate si sfidano in coreografie più o meno improvvisate, in compagnia dei meno citofonati reduci di Amici. George “Space Vampire” Iancu guida le ragazze Chic, le quali vedono nel ballo tradizionale e nel manierismo, la loro più alta possibilità di espressione. Le Pop, invece, capitanate da Bill “Chocolate Muffin” Goodson, prediligono le danze da sagra paesana e il cubismo da discoteca buzzurra. Il programma, presentato da una tanto impettita quanto soft Rita Dalla Chiesa, che non fa altro che scusarsi con la giuria (forse la scambia con la giuria popolare di Forum, peccato che non ci siano i sassi da mettere dentro le ciotole, o da lanciare addosso a lei) è una versione di Amici senza le sfide di canto, confezionata per il pubblico di Uomini e Donne. Come da tradizione delle produzioni Fascino srl, arrivano gli immancabili RVM con gli sputtanamenti alle spalle esibiti in diretta per scatenare l’ira della squadra avversaria, gli interventi di Alessandra Celentano (guarda caso supporter della squadra Chic), le risate fuori luogo di Garrison qui promosso a valletto, il brusio del pubblico e il televoto. La giuria, che vede nomi del calibro di Filippo Nardi, Emanuele Filiberto di Savoia, Irene Ghergo e Pierluigi Diaco, nel complesso è più pacata rispetto a quella di Amici, ma potrebbe anche non esserci in quanto fa del puro sproloquio: il programma non è una gara di ballo, non è un concorso di bellezza, non è una mazza e non c’è proprio nulla da giudicare se non quanto sia lobotomizzato il pubblico che lo seguirà.

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