Chissenefrega della Britney, noi c’abbiamo la Christina

Britney Spears non si è esibita: niente live ai Video Music Awards, ma ha ricevuto comunque tre premi, giunti solo per pietà, uno dei quali era indirizzato al suo dietologo (eddai diciamolo, è come quando a Sanremo hanno dato il disco di marzapane a Loredana Bertè: un contentino di fine carriera da lasciare ad impolverare sul comodino di fianco al letto dell’ospizio). Assolutamente da mettersi alla guida di una betoniera ed investire senza pietà tutti i vincitori dei premi per poi occultarne i cadaveri nel cemento:

Video of the Year, Best Female, Best Pop: Britney Spears, Piece of Me

Best Male Video: Chris Brown, With You

Best Hip Hop Video: Lil Wayne, Lollipop

Best Dancing in a Video: Pussycat Dolls, When I Grow Up

Best New Artist: Tokio Hotel

Rimangono con un palmo di naso Katy Perry, i Ting Things, Rihanna, i Foo Fighters, Usher, e pure Mariah Carey e Madonna. Avrei bisogno di qualcuno che mi spiegasse chi sono Chris Brown e Lil Wayne (so che qualcuno aveva già tentato di spiegarmelo qui, ma io non ho ancora capito).

Performance senz’altro molto attesa della serata (perlomeno da me) quella della ri-ri-ri (rihanna? …no!) riciclatissima Christina Aguilera. Sinceramente, la star di Candyman,  non mi è mai stata tanto simpatica: troppo perfettina. Le si può contestare l’inutilità della sua discografia, un make-up più adatto al Travestito Marcella che ad una madre di famiglia, e poco altro. Anche dal lato gossiparo Christina è sempre stata quasi inattaccabile (e forse è proprio per questo che non mi è mai stata simpatica). Oggi ritorna con “Keeps Getting Better”, un nuovo singolo glam-rock a metà strada tra Sam Sparro e Katy Perry, furbissimo nell’arrangiamento e nel quale, come avete già notato nei commenti (e come avevano già recepito le orecchie a punta degli amici di R’n’B Junk), si identificano delle assonanze goldfrappiane.

Se Christina ha sempre sfornato degli album di un’inutilità devastante, senza alcun nesso logico, con nessuna evidente crescita artistica tra un lavoro e l’altro, bisogna dire che i singoli che li hanno trainati hanno sempre fatto il loro dovere, funzionando in maniera eccezionale per quel paio di mesi e poi sparendo nell’oblio insieme alla loro interprete che, puntualmente, era pronta a rinascere sotto forma di lolita, zoccolona, diva anni 30 o catwoman, a seconda delle necessità di mercato.

Comunque: se questo è il prossimo futuro della musica pop, che eroderà – speriamo – quote di classifica a rap (ormai deceduto) e hip hop (ormai agonizzante), beh, devo dire che la cosa mi va davvero a genio. In a bottle.

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