E’ morto Gianfranco Funari

Quando questo blog seguiva con più tempo libero ed interesse i fatti televisivi, si scriveva riguardo ad un intelligente ma incompreso show futurista del sabato sera, convertito anzitempo – causa flop – in una specie di baracconata per famiglie al centro commerciale. Mi rattrista che l’ultima immagine che ho in testa di Gianfranco Funari sia quella lì, quella dell’ironicamente amaro “Vietato Funari“, quella di un pioniere della tv contemporanea in declino costretto a piegarsi alle strazianti logiche della commercialità più becera. Certo, il Gianfranco Funari degli ultimi tempi, data l’età e le condizioni di salute precarie, non era più quello di una volta, ma la sua verve da giornalaio aizzapopolo non l’aveva mai del tutto abbandonato. La televisione di oggi ha molto da rendergli conto in termini concettuali, ma i vari Massimi Giletti e Paole Perego sono lontani anni luce dal riuscire a ricreare anche solo l’atmosfera che c’era nelle sue trasmissioni, fatte di macigni scagliati da e sull’opinione pubblica, gestualità spinta, curiosità e acume da popolano che ha fatto il salto della barricata.

Funari era assente dagli schermi da anni (se escludiamo “le trasmissioni da videocitofoni” sulle reti locali) e la mancanza dai “giri che contano” di un personaggio che ha fatto scuola come lui, si sentiva già allora.

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