Datti al giardinaggio dei fiori del male

Checché se ne dica, al giorno d’oggi diventare famosi è un gioco da ragazzi. Ne sono convinte le carampane di Marco Carta, le quali affermano che anche il solo presenziare nella classifica degli mp3 più scaricati alla riunione di condominio, possa mettere in discussione gli equilibri musicali dell’intero Pianeta. Il panorama discografico nostrano è talmente desolato e desolante, che ormai chiunque è nelle condizioni di emergere: anche quei gruppi che negli anni scorsi ci hanno provato in tutti i modi, ma che finora non erano mai riusciti a guadagnare un posto al sole tra i big della musica. Fra questi vanno annoverati sicuramente i Baustelle, band toscana composta da Rachele Bastreghi (voce, tastiere, una specie di Melita sgonfia), Francesco Bianconi (autore, cantante, geek a vita bassa che ha fatto i soldi scrivendo “Bruci la città” per Irene Grandi) e Franco Brasini (onestamente, non pervenuto) che unisce agli ottimi arrangiamenti squisitamente alternative – e contaminati da qualsiasi sonorità compresa tra tra il ballo della mattonella e l’electro, lo skank e la lounge music -,  melodie scippate indebitamente alla Cristina d’Avena anni 80 e testi che sembrano scritti da uno studente rimandato al corso di falegnameria della scuola Steineriana. Il bello è che l’insolito mix funziona e plasma un inedito genere musicale: il comunist-pop per il fighetto medioborghese in decadenza. Un genere che, comunque, riesce a farsi sorprendentemente apprezzare anche quando lo senti suonato dal vivo in riva al mare, mentre il sole arancione di un tramonto di luglio si tuffa nell’alto Adriatico e non hai ancora assunto sostanze allucinogene.

ps1: tutto questo per dire che trovo “Baudelaire” un gran bel pezzo, e che i Baustelle live che ho beccato quasi casualmente ieri sera nell’amena cornice del Terrazzamare di Jesolo, all’interno di un evento sponsorizzato da Mtv e Tampax, se la cavano meglio di quanto immaginassi;

ps2: ok, per aver visto il sole tuffarsi nell’alto Adriatico, forse qualche sostanza devo averla presa. Era comunque una bella immagine, no?

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