X-Factor, la finale: vincono gli Aram Quartet (con Chissenecronaca interminabile)

Serata finale di X-Factor: ci siamo giunti incolumi, chi l’avrebbe mai detto. Stasera si proclamerà la nuova, presunta, popstar della musica italiana. Persi anticipatamente per strada Silvia Aprile e i Cluster (ma questi ultimi stanno vivendo il loro momento di riscatto grazie al discreto successo di vendite su I-Tunes) e uscita di scena a sorpresa la scorsa settimana Ilaria Porceddu, siamo rimasti in balìa di alcuni tra i concorrenti meno auspicabili per una vittoria.

Tipo Emanuele Dabbono, una vera spina nel fianco, presentato da una Simona Ventura con le lacrime agli occhi (fintamente commossa o ha davvero tagliato le cipolle?) uscita di casa in reggiseno (come Amy Winehouse e la lucidità mentale è più o meno quella, eh). A Emanuele non sono riusciti a trovare una pettinatura decente in undici settimane, figuriamoci se riuscivano a scrivergli una canzone. Infatti il suo inedito è stato partorito da se stesso dieci anni fa e oggi se lo ricicla in questa finale. Se già con la macedonia di frutta delle cover non mi ha mai convinto, figuriamoci ora che propone questa marmellata di marroni autoprodotta. Magari vincerà e poi farà la fine di un Riccardo Maffoni qualsiasi: rocker senza arte né parte, maestro del già sentito, che non se lo fileranno nemmeno alle feste di piazza delle frazioni dei comuni Padani. Voto ZERO.

Poi ci sono gli Aram Quartet, che se esistesse una giustizia non solo dovrebbero vincere, ma anche vendere un fracasso di copie in quanto rappresentano qualcosa di completamente innovativo per il panorama musicale nazionale. Con buona probabilità non vinceranno, ma forse è meglio così: i ragazzi hanno le idee musicalmente piuttosto chiare e farebbero fatica a conciliare la loro voglia di sperimentazione con la sete di moneta imposta da una major discografica: molto meglio che continuino a farsi le ossa in un circuito indipendente, magari sostenuti dallo stesso Morgan, in maniera da non essere obbligati a svendersi e a calare le braghe fin da prima dell’esordio. Il loro brano inedito si intitola “Who/Chi” ed è un brano “rock progressive senza la prolissità della progressive che sembra scritto dagli Who con il testo di George Orwell” (definizione dell’autore Morgan). Il brano è complesso sul fronte dell’esecuzione (ma anche della comprensione, visto che per capirlo la Ventura ha bisogno della parafrasi), molto pericoloso e che rischia di demolirmi quelle certezze che avevo sul gruppo. La Maionchi sembra convinta, secondo lei è “pop facile”. Secondo me è molto Bluvertigo, pure troppo. Qualcosa non mi quaglia, ho bisogno di altri ascolti. Voto 6 politico.

C’è Tony Maiello, il rifiuto defilippiano, scartato da Amici e che qui è stato miracolatissimo. Il ragazzo non eccelle in nulla (secondo me è pure peggiorato dalla prima puntata), ha un “timbro moderno” ed un viso acchiappacarampane. Ha anche la personalità di un vasetto di carciofini sott’olio e la sua malleabilità psicologica – dovuta alla giovane età e all’inesperienza – è un toccasana per qualsiasi casa discografica che in cambio dei 300.000 euro di premio finale, può prenderlo in custodia e piegarlo ad ogni propria volontà. Canta “Mi togli il respiro” di Saverio Grandi: Morgan sgama un riconoscibile plagio ai danni dei Maroon Five. Personalmente sono rimasto affascinato dall’intro, poi nella strofa l’interesse è calato, ma il ritornello si stampa in testa. Tony, banalità devastante ma perfettamente adatta per l’occasione, è esattamente ciò che il programma gli chiede di essere: un puro prodotto commerciale usa e getta. Voto 7.

C’è Giusy “Gaetana” Ferreri, con il suo timbro originale ma finora malsfruttato, che dovrebbe mettersi a pensare seriamente al suo futuro da cantante (per cominciare potrebbe bruciare i biglietti da visita della Ventura e di Michiele Fischietti), lasciare da parte l’aria da perenne cazzara ed usare la voce in maniera meno scriteriata. Intona “Non ti scordar mai di me” scritta da Tiziano Ferro. Come sempre risulta brava e confusionaria: ci mette – giustamente – un po’ di Amy Winehouse de’ noantri, un po’ di Caterina Caselli, un po’ di Meg dei 99 Posse, un po’ di Twin Peaks. E’ la sua esibizione migliore da quando partecipa a X-Factor: Il brano viene stroncato da Morgan e dalla Maionchi (ma quest’ultima ha un conto aperto con l’autore). Sinceramente anche io devo mettere bene a fuoco se il pezzo sia particolarmente giusto, oppure se la cantante Giusy stia funzionando come mai prima d’ora. Fatto sta che sono basito: voto 9.

Il primo eliminato è Tony: i giornalisti in sala stampa concordano, Mara Maionchi è affranta, lui tornerà momentaneamente a cantare a casa sua, su una vecchia terrazza davanti al golfo di Surriento. Se la nave-scuola Mara Maionchi continuerà a seguirlo e lo incentiverà a tirar fuori qualche pezzo in stile Tiziano Ferro della prima ora, Tony potrebbe trovare tranquillamente la sua “collocazione discografica” alla quale seguirebbe magari un secondo posto a Sanremo e un fidanzamento con la sorella della Tatangelo a testimoniarne il suo inevitabile futuro gigidalessiamento.

Si torna alle cover: Giusy canta “Bang Bang” e non dà il massimo, molto meglio prima con l’inedito. Morgan la condanna senza appello e la Ventura in odore di vittoria ricomincia il suo miglior pistolotto “io rispetto la tua opinione e tu devi rispettare la mia che è rispettabile quanto la tua” (ma quante volte l’avrà detto in dieci puntate? settemila?). Voto 6.

Mitico Morgan che sfancula – si può dire “sfancula”? – la Ventura sulla sua inesistente dialettica fatta di “cioè, è, però, uhm, mah” (mancava solo “ciurlare nel manico“) quando lei critica gli Aram Quartet che eseguono (molto bene, anche se mi è sembrato di sentire qualche perdonabile imprecisione all’inizio e alla fine) “Walk on the wild side”. Scelta elegante e d’effetto, Voto 8.

Emanuele distrugge anche “Hotel California” (discreto nel ritornello, pessimo sulle strofe), per fortuna è l’ultima puntata. Voto 4.

In sala stampa i giornalisti parlano esclusivamente di Giusy e degli Aram, Emanuele è completamente dimenticato: mi fa piacere. Mi fa piacere anche constatare che una volta tanto i “critici” hanno avuto le mie stesse perplessità sul gruppo vocale guidato da Morgan e vedono in Giusy la vincitrice più papabile.

Emanuele eliminato, piglia chitarra e fidanzata e sparisce dalla circolazione. L’unico posto in cui potrà cantare in futuro è in mezzo ad una rotatoria nel traffico cittadino mentre i rombi dei motori e gli strombazzamenti delle auto gli coprono la voce. Il mese prossimo si sposa, auguri.

Ultime esibizioni: si decide tra Aram e Giusy. Sfiora l’eccellenza il gruppo vocale cantando “Per Elisa”. Voto 10. Giusy si esibisce in “Remedios”: il pezzo non mi fa impazzire, ma le è ben cucito addosso e lei si merita questa finale. Voto 8.

Secondo ascolto per gli inediti. “Who/chi” ha un arrangiamento fenomenale e si conferma un pezzo tutt’altro che semplice, bello il crescendo, testo originale. Mi piace ma rimane quel retrogusto da Bluvertigo reloaded. Possono fare di più, di meglio e di diverso. Voto 8. “Non ti scordar mai di me” di Giusy mi attrae, ma sembra la ghost track di “Back to black“. Rimane quel retrogusto da Amy Winehouse reloaded. Voto 8.

Facendo il conteggio dei miei voti, Aram battono Giusy per 32 a 31. Ma se vincono tutti e due e spartiamo il malloppo, no? No. Alla fine si proclama il vincitore, quello che ha la musica che gli batte sul due. Vincono gli Aram Quartet e mai vittoria di talent show fu più meritata.

Nonostante il faro puntato sulle capacità artistiche dei concorrenti, indubbiamente superiori a quelli che hanno partecipato a show analoghi, il programma non è stato quel fenomeno di culto che Raidue sperava. Come contentino, però ci sono i complimenti dagli addetti ai lavori (e pure della figlia di Mina, capirai…) per il lavoro di screening musicale fatto (e che, tutto sommato, si può comunque dire che sia discretamente riuscito). Ma il prodotto televisivo in sé funziona, è interessante e privo di volgarità, peccato solo per alcune scelte discutibilissime dell’adattamento italiano. Simona Ventura come giudice, per esempio: seppur unico nome di richiamo, ha svolto in maniera scadente il suo compito da giurata dimostrandosi non a proprio agio in un ruolo che onestamente non le confà: meglio che si dedichi ad altre attività dove i suoi “praticamente” possono arrampicarsi sugli specchi senza timore di essere smentiti da parte di un Morgan qualsiasi. Un Morgan testardo, che lo si voglia o no portabandiera della qualità: nel complesso ha fatto un’ottima figura. Eccessivamente puntiglioso a volte, ma era d’obbligo che fosse così in un contesto dove anche una come la Ventura può spacciarsi per musicologa. Promossa su tutta la linea Mara Maionchi, che ha fatto breccia nei nostri cuori fin da subito con l’irruenza, poi smussata in corso d’opera, del suo carattere. Ultimamente deve avere smussato anche il vocabolario perchè più che “bene, bella voce, canti bene” non ha saputo dire. Ma ci è piaciuta lo stesso. Nota dolente del programma rimane il presentatore o presunto tale. In un programma fondato sulla meritocrazia, prendere un figlio di pooh e metterlo lì “come un limone tra le cozze” senza nessuna esperienza sul campo è stata probabilmente una delle cause del flop Auditel. Anche se l’ex Dj Francesco nel daytime riusciva a preparare delle discrete tartine a base di stralci di reality, durante i serali si è dimostrato inadeguato, impreparato, fuori luogo, fuori tempo ed è un peccato, perchè sarebbe stato molto più semplice, per uno nella sua condizione, stupire che deludere.

Gesù, quanto ho scritto, neanche Sanremo mi aveva preso così tanto.

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