I video del weekend

Dopo il salto, nell’ordine:

  • C’è stato un tempo in cui Amy Winehouse era sana di mente
  • Marié Digby: la Ilaria Porceddu d’America
  • I Weezer e le citazioni youtubiane
  • Un video a graffiti animati

A parità di noia inferta, trovo l’album “Rockferry” di Duffy leggermente migliore rispetto a “19” di Adele. Di entrambe si dice che si ispirino ad Amy Winehouse, ma la somiglianza presunta è un pretesto per tentare di vendere una manciata di copie in più. A parte i singoli di lancio (rispettivamente “Mercy” e “Chasing pavements“) e un paio di brani al massimo salvabili di ciascun disco, entrambi i lavori risultano privi di quella personalità vocale ed artistica che, invece, nella cantante di Rehab si notano fin dagli esordi del suo revival modernizzato del genere “motown”. A proposito degli esordi di Amy, Noein mi segnala che esiste anche una Winehouse che conosciamo meno, una con più genio e meno sregolatezza rispetto a quella che oggi parla coi topi. E l’Amy Winehouse che non aveva vinto ancora nessun Grammy, che non aveva ossa sporgenti, né orridi tatuaggi e nemmeno lo sguardo vitreo. Non era accompagnata da una nube di nebbia, si lavava più spesso e non aveva la cofana in testa. E cantava pure meglio.

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Marié Digby si fa notare l’anno scorso con una delle (tante) cover di Umbrella di Rihanna. Voce flautata, viso che buca il video e quattro accordi: tanto basta per far schizzare i suoi video tra i più visti di Youtube e il suo profilo tra i più contattati di Myspace. Come sempre più frequentemente accade, la discografia tradizionale si accorge delle capacità della ragazza e la mette sotto contratto. L’album “Unfold” esce a metà aprile preceduto dal singolo “Say it again” e non si può certo dire che sia stato un successo mondiale. Ma c’è qualcosa di buono in questa ragazza che in un mondo di cloni propone il suo pop onesto e piuttosto consueto tentando di essere se stessa, senza farsi fare gli arrangiamenti da Timbaland o da DJ Tiesto. Se anche le future canzoni di Ilaria Porceddu fossero così, io sarei più che contento.

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Non conoscevo i Weezer prima d’oggi (infatti li scopro da Soundsblog). Wikipedia dice di loro:

I Weezer sono un gruppo alternative rock – emo


Dopo la parola “emo” non sono più riuscito a leggere, mi dispiace. “Pork and beans“, però, mi sembra un brano niente male anche in virtù del video ipercitazionistico nei confronti dei fenomeni più famosi di Youtube. I Weezer hanno scritturato gli scienziati coi cannoni che sparano Mentos e Coca Cola, Tay Zonday, Chris Crocker e molti altri personaggi (peccato che abbiano snobbato Andy Bitch!) che chiunque abbia un accesso ad internet ha visto almeno una volta. Il risultato, bisogna ammettere, fa un certo effetto.

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Questo non è un video musicale, ma un filmato realizzato da dei creativi argentini. Spettacolare (come il mal di testa che mi è venuto dopo averlo visto): dietro ci deve essere un lavoro di fatica devastante che non farei mai nemmeno se mi pagassero a peso d’oro (tre anni fa ho cominciato a dipingere le ringhiere attorno casa e le ho lasciate a metà, avendo la brillante idea di prendere una vernice diversa da quella che c’era prima: risultato mezza ringhiera è marrone e mezza color grigio-sabbiato). Comunque, se fossi un musicista, vorrei indubbiamente questo come video per il mio prossimo singolo.

MUTO a wall-painted animation by BLU from blu on Vimeo.

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