Aspettando X-Factor

Da buon telespettatore vaccinato ai flop, ho imparato a diffidare da tutti i prodotti che portano il marchio “Simona Ventura”, soprattutto se proposti nel periodo primaverile. E se oltre a quello “Ventura”, c’è pure quello “Facchinetti” di marchio, ho come l’impressione che qualcuno stia tentando di fregarmi, come se mi facessero firmare un contratto per l’acquisto di un videoregistratore e poi dentro allo scatolone mi ritrovassi una fornitura di mattoni.

Per giudicare a priori X-Factor, però, ci vuole una certa cautela. Il nuovo reality di Raidue si basa su un format fortissimo, di grande successo ed impatto all’estero, ma che qui da noi sembra già un insuccesso annunciato. Il talent-show “puro” ha sempre funzionato poco nel nostro Paese, tantopiù che l’unico superstite del genere, “Amici”, ha virato da tempo in una direzione che ben conosciamo, sostituendo i talenti mancati con valanghe di gossip, battibecchi e pugnalate alle spalle. Aver la pretesa di scoprire in televisione in quattro e quattr’otto la nuova popstar della musica italiana è un’impresa ardua e forse un po’ esagerata da mettere in atto, anche con la complicità della Sony-Bmg, visto che la musica che passa in tv raramente corrisponde (Sanremo docet) a ciò che cerca chi ha voglia di travasare qualche megabyte nel suo ipod.

Devo dire, comunque, che i daytime con i provini di questa settimana mi hanno divertito parecchio, non per merito del trio Ventura-Castoldi-Maionchi (che non fanno nulla che non sia già stato fatto ai tempi di Popstar/Superstar da Bossari, Di Cataldo & soci), bensì a causa di un parterre di aspiranti concorrenti talmente stralunati che anche la Corrida se li sogna. Raidue crede talmente tanto in questo progetto che lo programma addirittura al lunedì, contro quel Grande Fratello in crisi sempre più mistica. Per il momento faccio finta di ignorare quella leggera puzza di bruciato che sento e, a X-Factor, provo a dare una possibilità lunedì sera. Chissà che – imprevedibilmente – non stupisca.

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