Festival di Sanremo 2008 / Seconda serata – Chissenecronaca live

Seconda serata del Festival di Sanremo 2008. Puntuali come l’Iva, l’Ici e l’allergia ai pollini siamo ancora qui, sempre più stoicamente. Prima di cominciare lasciatemi salutare la cara Scarlett che in questo momento sta soffrendo molto più di noi tutti messi insieme. Non so quali intrallazzi abbia la ragazza, ma proprio l’altro giorno mi ha avvisato che era stata selezionata per entrare a far parte della giuria demoscopica in una sede regionale della Rai e stasera lì si è presentata per svolgere l’ingrato compito. Aspetto – naturalmente – un resoconto per domani, nel frattempo possiamo scaricare su di lei le colpe se i nostri timpani saranno irrimediabilmente danneggiati dagli ululati di Loredana Bertè. A proposito della Bertè, è appena uscita un’ANSA AdnKronos che dice che la nostra rocker preferita sta devastando i camerini dell’Ariston per protesta al fatto che questa sera canterà per ultima.

Primo superospite straniero della serata: il commissario Rex, dire che questo è un festival da cani sarebbe troppo semplice… Mario Venuti apre le danze, anzi le “canze”. Orecchiabile, movimentata ma poteva fare meglio. Per quelli della radio sembra Gino Paoli arrangiato dagli Hanson. Presenza femminile della serata è Bianca Guaccero, una “in-the-fessa” attrice di fiction. “E’ stata una sfida trovare una come lei” dice Baudo. Già, di sosia di Manuela Arcuri ancora più incapaci dell’originale, per fortuna non ce ne sono molte in giro. Però nel complesso mi piace di più rispetto alla Osvart.

Amedeo Minghi vince il premio “canzoneconlestrofepiùlunghedisempre”. Vecchiume, anche nell’abbigliamento. Ma dove va con quel dolcevita?

Giovani: La scelta. World music con un testo un po’ banale. Non so se scelgo di ascoltarli un’altra volta. Mah, forse sì.

Giò di Tonno e Lola Ponce. Finalmente ho capito chi sono: “quelli di quel miusicol scritto da quel nano con tanti capelli” (da non confondere con i miusicol scritti dal nano con pochi capelli). Brano quasi disneyano, liberamente ispirato a “Perdere l’amore” di Massimo Ranieri. Canzone di grande impatto sul pubblico, ma a me non fa né caldo né freddo.

Giovani: Sonohra, un duo maschile a cui piace cantare con la chitarra in mano. I soliti zeroassolutismi. Bocciati. (uhm, dov’è che l’ho già letta questa?)

Gianluca Grignani non fa neanche in tempo a scendere la scalinata che inizia subito a tacchinare la Guaccero. Il brano è un classico dei suoi, del quale non rimane nulla. Se avere stile significa ricalcare continuamente i propri passi…

Giovani: Jacopo Troiani, 17 anni ma è più alto di Chiambretti. E’ lo Zac Efron della Garbatella. Ecco, queste sono le cose che io non sopporto, non sopporto, NON SOPPORTOOOOO della musica italiana. La canzone di Troiani sarebbe vecchia anche in bocca a un ottuagenario, che tristezza.

Tipica canzone Sanremese per Mietta, che funziona trenta secondi e poi te la dimentichi. Peccato, non avremo mai più un nuovo “trottolino amoroso”.

Giovani: Rosario Morisco, militare dell’Esercito prestato alla musica. Un mix tra Alex Britti e Fabrizio Moro, soprattutto per la paraculaggine del testo. Melodia formata da quattro-note-quattro, meglio che torni in missione di pace.

Momento “shining”, sicuro picco d’ascolto: avvolta in un piumone Bassetti, Loredana Bertè canta una canzone discretamente rockeggiante ma un po’ antiquata (però posso dire che non mi ha completamente fatto schifo?). Occhiali neri, mesh al borotalco, non si lava da tre giorni. Amy Winehouse: guarda e impara!

Dopo il momento più atteso della serata, i tempi sono maturi per far vedere la zuffa al dopofestival tra Mario Luzzatto Fegiz e Toto Cutugno. I due parlano di soldi e di andare in Russia insieme: turismo sessuale per la terza età. Ottimo aggancio per introdurre l’esibizione di Little Tony. Quanta lacca userà quest’uomo per tenere su la cotonatura? Ce ne vorrebbe un po’ anche per tenere su la canzone, dallo stile eccessivamente parrocchiale.

Giovani: Ariel. Si ispira a “Jessie Stone” dice Chiambretti, “Eh sì, Jessie Stone era qui l’anno scorso” conferma Baudo. Discreta presenza scenica, canzone inutile.

Ovazione del pubblico per i Tiromancino. Testo impegnato e polemico, si parla di mobbing e dell’articolo diciotto, ma io avrei preferito delle lyrics ispirate al gossip sulle vicende amorose di Zampaglione e della Gerini. Non mi convince.

Sono andato un attimo in bagno e rientrando mi ritrovo sul palco dell’Ariston una rappresentazione teatrale del Gay Pride. Non sarà mica un altro miusicol scritto dal nano coi capelli ricci ispirato alla vita e alle opere di Franco Grillini?

Finalmente i Finley: quelli della Gialappa’s fanno il mio stesso pensiero di fronte al primo piano del cantante (come si chiama, Pedro? Fedro?): ha il naso rifatto (e malissimo, peraltro). Mi impegno più che posso per essere obiettivo (sisisi): una esibizione che compete con quella che potrebbe fare il mio intestino crasso dopo un’indigestione di frittura di calamari. La canzone ricorda un po’ quelle dei Velvet, perlomeno all’inizio, poi si perde in una interpretazione pessima.

Giovani: Francesco Rapetti, figlio di Mogol, porta una canzone scritta a quattro mani con papà. Francesco è già noto alle cronache (giudiziarie) per aver firmato l’orrendo inedito “Amore e Mistero” per Federico Angelucci di Amici l’anno scorso. Vorrei, dal profondo, dire qualcosa di pessimo su “Come un’amante”, ma questa è una delle canzoni più decenti che ho sentito stasera. Citazioni da “Con il nastro rosa”, da “In alto mare” e da altri classici. Arrangiamento semplice ed accattivante, però vorrei riascoltarla prima di promuoverla definitivamente.

Sergio Cammariere, un uomo, un obitorio. La canzone è molto “Costa Crociere” (cit. Raidiresaremo).

Giovani: Valeria Vaglio. Aiuto, chi è? Laura Pausini ai tempi de “La solitudine”?

Con l’imperdibile nazionale di calcio dei sacerdoti si chiude la Chissenecronaca, anche perchè s’è fatta ‘na certa. Grazie ancora una volta a tutti per la collaborazione! (ps: Domani il Festival si prende una pausa e io penso anche, vado a farmi una cura riscostituente…).

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Festival di Sanremo 2008 – Terza Serata, i duetti – chissenecronaca in dormiveglia.

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