Marco Carta (Diva), Iancu e i Colleghi di Maria che cantano “Yes we can”

Serale di Amici del 17 febbraio 2008. Per la prima volta nella storia un’eliminazione senza drammi. Antonino, primo componente della squadra bianca costretto a far fagotto e svestire la tuta con la “A”, non prende particolarmente male il fatto di non essere stato salvato dalla commissione. Sinceramente credo che debba ancora ben capire quello che è successo: il ragazzo ha la bocca impastata e l’aria assonnata che sembra sedato con le stesse droghe di cui fa uso Britney Spears.

Ma i veri i momenti di grande televisione, quelli in cui Amici di Maria causa assuefazione come la Rinazina quando hai il raffredore, erano comparsi prima in tutto il loro splendore. Protagonista del primo, il solito Marco Carta, la pecora nera della classe. In questo caso c’è da dire che la Carta non canta, anzi, va a fuoco rapidamente come un quotidiano vecchio nel caminetto. Per chi non segue il programma bisogna specificare chi sia costui: Marco Carta è una specie di porcellino d’india perennemente in stato catatonico pre-letargo che ha il “grande talento” (così almeno dice il suo personal-vocal-trainer Luca Jurman) di possedere un graffiato nella voce (capirai, bella roba, io ce l’ho sul muro di casa). Praticamente quando Marco canta “Ti scatterò una foto” ha la stessa voce della De Filippi quando dice “Ora c’è la pubblicità, pubblicità“. Robe che se lui canta mentre lei parla, i cani di tutto il mondo potrebbero mettersi a latrare contemporaneamente, come quando suona un antifurto.

Marco è ovviamente sempre primo in classifica perchè tutte le tinegger dell’universo aspirano ad avere un Marco Carta in casa, dentro una gabbietta, da poter sfamare con smarties, fonzies e bocconcini di cuore&amore. Marco ha anche il grande talento di riuscire a fare dei mash-up in diretta: durante la settimana impara due canzoni a memoria e nella puntata serale canta la melodia di una con il testo dell’altra. E tutto senza mai perdere l’accento sardo.


Marco stona, è senza voce, non si impegna, sbaglia tutto: il pubblico lo idolatra (e lui gongola) mentre i professori lo denigrano. Ad un punto tale che la Carta Diva pugnalata alle spalle anche dal maestro Vessicchio, istigato con un sordido tranello ordito da Grazia di Michele (che obbliga il direttore d’orchestra ad esprimere la sua opinione sull’orribile esibizione del cantante), fugge in lacrime dallo studio lanciando i peluche regalatigli dalle sue fans contro la scenografia. E’ la stessa Maria, a dir poco furibonda per questo fuori programma (una scena che meriterebbe il Telegatto ad honorem) ad andare dietro le quinte a recuperare i brandelli di Carta, il quale rientra in scena piangendo istericamente e inveendo contro la professoressa Di Michele: “Non ce la faccio, io la odioooooo“. La provvidenziale pubblicità salva il momento critico, al rientro Maria prova a smorzare i toni tentando di far dire a Grazia che lei non ce l’ha con Marco. La Di Michele però non ci pensa proprio e ribadendo la mancanza di capacità da parte dell’allievo di riuscire a reggere lo spettacolo, si becca dal ragazzo singhiozzante l’epiteto di “Miss Camomilla”.

I momenti dedicati al ballo non sono meno emozionanti, con una Susy particolarmente assente, sia dal palco che dalle polemiche, che questa settimana sono incentrate esclusivamente su Giulia e il suo fisico da camionista. Ma a me più che un camionista sembra proprio un camion, anzi una betoniera, da quanto è rotondeggiante. La Celentano apprezza l’impegno della giovane, ma non le dà la sufficienza. Il giurato onorario aggiunto George Iancu azzanna un cosciotto di Giulia riconoscendole una certa energia, ma invitandola non troppo cordialmente a cambiare mestiere. A Garrison (prima) e a Steve Lachance (poi), monta la rabbia. Quest’ultimo chiede a Iancu che diavolo ci faccia seduto al tavolo dei professori di Amici (me lo sono sempre chiesto anche io, a dire il vero. Ah no, io mi domandavo chi diavolo fosse questo Iancu) e costringe, dopo una sempre interessante televendita, Chicco Sfondrini a precisare che Iancu è un ospite gradito e invitato dalla produzione. Il ballerino della Scala allora prende in mano il microfono e, rivolgendosi a Lachance con aria da vedova che ha appena ricevuto un’eredità miliardaria, intima: “Ecco, ha capito ora perchè sono qui? Lei non si deve permettere mai più!!“. Anche Maria, che finora seguiva la trama della litigata succhiando un chupa-chups in un angolo, sbotta e consiglia ai professori di comportarsi da adulti.

Il finale è una vera sorpresa (che la De Filippi introduce con parole a caso tra cui “Hilary Clinton” e che vorrei sapere quante delle dodicenni rintronate che stavano mandando sms hanno realmente capito) e vede protagonisti Totti, Gigi D’Alessio, Panariello, Gerry Scotti, Raoul Bova, la Ferilli, Topo Gigio e altri “Colleghi di Maria” che scendono in campo al grido elettorale “Yes we can” per dar man forte alla bistrattata squadra dei bianchi e supportare i sogni infranti di due aspiranti ballerine in sovrappeso che nella vita non potranno fare altro che le controfigure delle poltrone del Teatro Parioli. Orrore e raccapriccio.

Ah, per la cronaca vince la squadra blu. Inspiegabilmente, visto che su 6 di 8 prove avevano primeggiato i bianchi. Mah, i soliti misteri del televoto: chissà se anche questa settimana la redazione di Amici sarà costretta ad andare a revisionare i tabulati Telecom?

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