Facciamo il punto sul Grande Fratello 8

Se quella del 2007 è stata l’edizione della trivialità becera spacciataci per simpatica goliardia, quest’anno il Grande Fratello deve ancora trovare un’identità. Per il momento si barcamena tra il nulla e l’aria compressa, ma non è escluso che possa evolvere in un insignificante pugno di mosche. Gli ascolti sono in calo e su Italia Uno e Retequattro si pensa già di trasmettere il monoscopio a oltranza per evitare di infastidire l’ammiraglia con una qualche scomoda controprogrammazione. Se la conduzione di Alessia Marcuzzi (bellissima stasera anche con le gambe coperte e gli orecchini a forma di banana avariata) due anni fa risultava piacevole e frizzante, già l’anno scorso perdeva un po’ di bollicine. Oggi la conduttrice risulta ripetitiva, un po’ fiacca e generalmente povera di sodio. Dopo averci regolarizzato l’intestino, ora vuole anche farci fare tanta “plin plin”.


E pensare che con questa storia del “condominio in stile Melrose Place“, Alessia, era quasi riuscita ad ingannarci. Per come ce l’aveva venduta, l’idea sembrava interessante. Peccato che il condominio, inteso come insieme di unità abitative indipendenti, di fatto non sia mai esistito, ma si trattava al più di un paio di parallelepipedi in cartongesso dall’arredamento pacchiano, per accedere ai quali bisognava passare attraverso il giardino. E da stasera i geniali architetti del Grande Fratello hanno pensato di buttare giù un paio di pareti e creare un unico open space prima che il prossimo acquazzone causi un cedimento strutturale della costruzione come in un tv-movie estivo del ciclo “alta tensione” (che poi a pensarci bene sarebbe anche alquanto divertente).

Si parla spesso del cast forte di questa edizione, ma io di “forte” sento solo l’accento campano della stridula voce di Lina. La transgressiva Silvia è caliente come un termosifone ad agosto, tutto il “buzz” creato attorno al suo personaggio si sta rivelando una grande bolla di sapone. E nemmeno la millantata verginità di Raffaella (una vita spesa tra push-up, Clerasil e Padre Pio) desta interesse. La famiglia Orlando ormai ha perso tutti i pezzi, nonché il suo onore di dinastia fondata sulla peperonata e sui calzini bianchi di spugna. L’unica personalità finora emersa è quella di Roberto, molto meno odioso di quanto comparisse all’ingresso nel reality. Il resto è anonimato completo.

Roberto è protagonista di tutti i momenti topici della serata: da quelli giocosi a quelli litigiosi a quelli amorosi. Grande ingenuo o esperto attore, i suoi dissidi sentimentali si esprimono con le lacrime per aver confidato a Benedetta (e poi spiattellati in pubblico) i suoi non-sentimenti per la fidanzata decennale quasi persa in diretta; con le urla d’amore-odio per Lina, e con il cameratismo un po’ ambiguo con Gianfilippo. Davanti al vuoto siderale dei cervelli (dei concorrenti, del pubblico – compreso il sottoscritto -, e degli autori) è curioso notare come un unico bauscia ventiseienne riesca, con le sue storie di vita piuttosto ordinaria, a tenere incollati i pezzi di un reality sempre più ridotto all’osso sotto il profilo dell’originalità televisiva e dei contenuti.

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