Sul serale di Amici

Comincia alla grande il serale di Amici di Maria De Filippi anno settimo, dandoci tutto ciò che ci saremmo aspettati: lacrime, polemiche e litigate innescate dagli errevuemme dei confessionali (mostrati in mondovisione) in cui gli alunni vanno a sputtanare i propri compagni. E le divisioni sono accentuate dalla presa di posizione dei professori, anch’essi obbligati a schierarsi dalla parte di una o dell’altra squadra, alimentando conflitti interni e battibecchi che già risultano incomprensibili tra gli immaturi allievi diciotto-ventenni, figuriamoci tra insegnanti d’età avanzata malati di protagonismo come Grazia di Michele e Luca Jurman, o Alessandra Celentano e Steve Lachance.


Con l’eliminazione di Marina (ad opera di un meccanismo davvero insulso), unica attrice superstite e l’unica che sapeva fare qualcosa in più degli altri (ma perennemente penalizzata dal televoto in quanto racchia d’indole pacifica), è stata sancita l’abolizione della recitazione dalla scuola. Ma d’altronde non c’è mai stato bisogno di troppi insegnamenti in questa materia: a recitare che sono veri amici per poi pugnalarsi alle spalle dopo cinque minuti sono sempre stati tutti bravissimi.


A questo punto è difficile decidere per chi tifare. La squadra bianca è un concentrato di inettitudine tersicorea con il noioso Antonino e le tozze Susy e Giulia. Tra i cantanti, Giuseppe è oscenamente ruffiano e Pasqualino incapace di comprendere i propri limiti. Si salvano Ashlee Simonetta Simpson, bravina, e che sembra aver scoperto un briciolo di umiltà, e la caposquadra Roberta, anche lei capace nel canto, peccato che “televisivamente parlando” arrivi poco: insomma dovrebbe cantare avvolta dalla testa ai piedi in un sacchetto nero della spazzatura.


Dall’altra parte i ballerini sono, invece, discreti, ma Gennaro, a piedi fermi, ha un atteggiamento da checca isterica perennemente mestruata che vorresti che si aprisse una botola mentre fa un patè-burè (che, mi dicono, non sia una ricetta di nouvelle cuisine, bensì questo) e precipitasse dentro una buca con in fondo dei ferri acuminati. Francesco risolleva la situazione grazie alla presenza scenica e all’educazione da manuale, spesso esibita in maniera un po’ troppo “paraventa“. Il cantante Marco Carta è primo in classifica fin dall’inizio del programma (e con buona probabilità vincerà, Federico Angelucci docet). E’ un completo disastro in tutto, dall’intonazione alla memorizzazione dei testi, all’atteggiamento da bambinetto delle medie beccato impreparato sulle equivalenze. E stendiamo un velo pietoso sulle cantanti dei blu: Maria Luigia è molto peggio della Jo Squillo che vorrebe emulare: sarebbe stata pessima anche se avesse cantato elettropop negli anni 80, figuriamoci ora; Cassandra un po’ si impegna, ma proprio non ci arriva. E Marta, oltre ad essere incapace, è talmente simpatica che vorresti sentirla cantare mentre sta legata ad un palo di cemento in mezzo ad un campo di granturco, con uno stormo di corvi che le becca la testa.

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