Grande Fratello 8 – Chissenecronaca (con trans e news dell’ultim’ora)

Bello lo studio che assume i toni del rosso confessionale (oppure che siano il sangue e le interiora di Marco Liorni spalmate sulla scenografia?). Bella l’idea di spostare il reality al lunedì dopo sette anni di naturale regolarità al giovedì. Bella Alessia Marcuzzi (s)vestita con un kleenex gigante. Bella la nuova grafica. Bella l’atmosfera in studio da campetto di calcio di serie z. Bella la rinfrescata data al format con gli opinionisti in studio, Alfonso Signorini e Katia Ricciarelli seduti stretti stretti nell’angolo Trony dei televisori al plasma in offerta al 50%. Tutto bello, anzi bellissimo. Avessero mandato subito i titoli di coda sarebbe stato ancora meglio. E invece…

Il Grande Fratello otto è cominciato già sabato scorso, quando tre pionieri dell’ottava edizione del reality sono entrati nella famigerata sfera di gomma installata a Ponte Milvio. L’ennesima palla romana dopo quelle raccontate dai nostri politici e quelle lanciate sulla scalinata di Piazza di Spagna. I tre poveri derelitti che hanno espresso nel weekend tutte le loro capacità televisive in un bagno chimico sono:

Berto – meccanico di trattori
Elia – insegnante di Pilates
Alì – studente libanese

Un plotone di casalinghe cosmopolite è già pronto a votare quest’ultimo per farlo entrare nel condominio. Eh già, perchè quest’anno, come si vociferava, la Caaaaaasa di bignardiana memoria si è trasformata grazie al condono edilizio in un condominio in stile Melrose Place (la calzante definizione è della stessa Marcuzzi). E da buon telespettatore non vedi l’ora che arrivi la peggior Marcia Cross nel ruolo di Kimberly ad appiccare il fuoco al palazzo durante un’assemblea condominiale (a proposito: a dieci anni di distanza mi devo ancora riprendere dalla tragica morte di Sydney e ad oggi non mi spiego come si fossero potuti innamorare Alison e Billy: lei mascelluta come uno scoiattolo con la bocca piena di ghiande e lui con un’unica espressione sul volto: quella di un cetriolo sott’olio — vabbè, sui fasti di Melrose Place mi sa che ci faccio un post commemorativo un’altra volta —).

Accompagnati dai reduci disoccupati delle scorse edizioni in cerca di un contratto, entra nel condominio – che si rivelerà essere ancora in costruzione – la prima tranche di concorrenti, tra cui potrebbe esserci anche il tanto annunciato transessuale.

Roberto – imprenditore milanese figlio di papà che parla con tutte le “E” aperte quando dovrebbero essere chiuse e viceversa. Usa espressioni come Lochescion, Situescion e “Filosofia del guanto“. “Con le donne il successo è esagerato”, dice, peccato che le donne debbano ancora accorgersene.

Lina – medico chirurgo di Napoli. Il messaggio che arriva è che dalla spazzatura reale a quella televisiva il passo sia molto breve.

Novità dell’anno: arriva una famiglia al completo. E’ il clan degli Orlando, composto da una coppia di genitori anzianotti con tre figli maschi al seguito (uno che somiglia un po’ a Fiorello e un po’ all’omino Bialetti; poi c’è il metrosexual aspirante Fabrizio Corona e quello che si capisce subito che è stato concepito dopo una sbornia).

Andrea – studia biotecnologie veterinarie, che non so cos’è, ma se è qualcosa che ha a che fare con il vivisezionare topi, il suo apporto sarà sicuramente utile in cucina.

Christine – è la martina-stella-cadente della casa. Gnocchetta bionda d’importazione britannica, fa la viggei o una cosa del genere (scusate, ma io non ci capisco niente con questi lavori atipici).

Collegamento con la sfera trasparente. “Qual è stato il momento più difficile?” chiede Alessia Bifidus ai rinchiusi. “Le patate!” rispondono in coro i tre. Santo cielo, due giorni d’astinenza e questi soffrono già di disturbi del desiderio. Momento thriller: mentre gli opinionisti squittiscono, scoppiano dei tafferugli fuori della bolla di Ponte Milvio. Oggetti che volano, urla, schiamazzi, morti e feriti. Salta il collegamento, la Marcuzzi non si accorge di nulla e liquida il caos come non meglio specificati problemi di audio.

Con un meccanismo inutilmente carico di pathos, e non esente da inconvenienti tecnici – a onor del vero egregiamente gestiti dalla conduttrice – vengono scelte Nadia (la nuova Serena Garitta), Alice (la nuova Floriana Nonmiricordoilcognome, comunque avete capito, quella che sembrava si fosse chiusa la faccia dentro l’asse da stiro) e Gianfilippo (ha vissuto a Casablanca, ecco finalmente svelato il mistero del trans)

Raffaella – diciannovenne gnocchetta (e due!) napoletana (e due!). Un incrocio tra Angelina Jolie e Sophia Loren, dicono. Già prevedo i suoi pianti isterici.

Mario – trentenne separato con un figlio già alla scuola dell’obbligo. Ha un colorito giallognolo in viso, l’ultimo scambio di battute con la sorella prima di entrare nella casa si risolve in un insieme di indefiniti suoni gutturali

Thiago (si pronuncia Ciàgo e parla come Ronaldo) e Benedetta. Neosposi già costretti a separarsi. Nel reality entra solo lui.

Francesco – venticinquenne tamarro perennemente canottierato, si definisce”cazzarone”.

Teresa – Passa le sue giornate tra la chiesa e il bar bianco parrocchiale. Suora redenta trasformata in punk prima, in impiegata poi. Sono una “persona semplice” dice di sè. Sarà.

Din-Don: la Marcuzzi si sveglia ed annuncia il fatto di cronaca nera avvenuto fuori della bolla: una cellula di terorristi di estrema destra armati di decoder del digitale terrestre hanno tentato di impadronirsi della sfera gommosa, oltre che del cervello di Berto. Missione impossibile la seconda. La prima, invece, obbliga le forze dell’ordine ad intervenire.

Silvia – Make up artist per professione, canta e balla per hobby. Una marcantonia di quattro metri per due con voce baritonale. E’ lei quindi la prima transessuale a varcare la porta rossa del Gieffe (a meno che non si consideri anche Jonathan Kashanian). Inutile specificare che sarà proprio Silvia la capostazione di questa edizione del reality, sperando che il treno della speculazione televisiva non deragli.

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