Fenomenologia di Andy Bitch

L’avevamo scoperto per caso un paio di mesi fa grazie alla sua – tanto riuscita quanto trash – cover di Gimme More. Oggi, Andrea Vernucci, ormai noto al grande pubblico solo come Andy Bitch, mi contatta informandomi del suo ritorno sul luogo del delitto, ovvero davanti ad una videocamera all’interno della sua cameretta trasformata in set hollywoodiano, per reinterpetare anche il secondo singolo di Britney Spears, “Piece of me“, addirittura con le lyrics riscritte da lui ed adeguate alle sua biografia. Non potevo non degicargli un post, anche perché addentrandomi nel mondo a righe rosa shocking del suo sito, Andylicious, sono stato rapito dalla poliedricità di un artista così eclettico. Ragioniere convertito al design e ai brillantini, Andy ha una montagna di video nei quali si trasforma in Luca Dirisio (con un meraviglioso effetto speciale video gonfiapacco), in Mark Owen (con Gary Barlow nel declassato ruolo di fiore di peluche), in ballerino che si dimena come se fosse stato appena punto da uno scorpione, in gestore di un videoblog in inglese con le borse sotto gli occhi maccheroniche, in poeta maledetto con l’accento veneto, fino alla consacrazione mediatica come ospite di improbabili trasmissioni televisive nelle quali, nonostante le stonature spaccabicchieri, riesce a fare una figura migliore di quella dei deprimenti conduttori.

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Chissenefrega

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