Il Quinto dell’Inferno

Prima parte, satira politica. Divertente, anche se non ho sentito battute da lacrime agli occhi o particolarmente innovative. Berlusconi è un bersaglio facile, la vera sfida per un comico di qualità sarebbe provare a fare un monologo più lungo di 2 minuti senza mai nominare il Cavaliere. Ma, tutto sommato, è stato un buon cappello introduttivo per rompere il ghiaccio con il pubblico. Voto 7-

Seconda parte, introduzione al quinto canto. L’apologia dell’italianità (decisamente realistica e orgogliosamente condivisibile), qualche nostalgico – ma godibile – aneddoto di gioventù, considerazioni più o meno erudite e riflessioni teologiche. Ho apprezzato. Voto 9 e mezzo

Terza parte: la parafrasi. A me è sempre piaciuta la Divina Commedia, e ritengo che il mio professore di italiano delle superiori fosse in grado di spiegarla anche meglio di Benigni. Ma quest’ultimo ha dalla sua la teatralità, la dialettica e la capacità di adeguare l’Opera all’attualità. Chi meglio del “piccolo diavolo” poteva trovarsi a suo agio nell’Inferno? Encomiabile anche solo l’idea di aver portato una cosa del genere in televisione. Tre pregevoli ore senza interruzioni pubblicitarie. Voto 10

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