Dirt

Avevamo già avuto modo di apprezzare il megaspoiler della puntata conclusiva della prima stagione di Dirt lo scorso aprile, quando il video-scandalo fece rapidamente il giro della blogosfera. Mi rendo conto che lo giudicai frettolosamente: io, infatti, mi aspettavo ingenuamente di vedere un bacio lesbo tra le vecchie amiche Monica e Rachel, non tra Lucy e Tina, personaggi che ancora non conoscevo. Ma ora che dopo due puntate sono entrato nel torbido meccanismo del telefilm, tutto è paradossalmente più chiaro. E quello che avevo liquidato come un fiacco outing redazionale, assume un significato tutto particolare che ben si integra con l’atmosfera perfidamente noir della serie. Certo, è difficile vedere sullo schermo Courteney Cox Arquette e non aspettarsi che da un momento all’altro pronunci qualche battuta alla Monica Geller Bing. Ed è difficile vederla staccarsi dal suo ruolo della chef ossessiva per immergersi in quello della spietata direttrice di magazine gossipari. Un salto schizofrenico che non si può far altro che apprezzare.

“Come ci si sente ad essere la prima rivista a mettere una star morta in copertina?”
“Oh, alla grande!”
“Grande come la mancanza di gusto?”
“Chiamala come vuoi… “

Nonostante un budget evidentemente ridotto, nonostante Dirt si rivolga ad un pubblico di nicchia (il gossip è per tutti, ma la critica cinica ed aspra nei confronti del mondo del pettegolezzo e dei suoi protagonisti è appannaggio solo di quelli che riescono a comprenderla in tutte le sue sfaccettature politically-uncorrect) e nonostante alcune scelte grafiche più vicine alla follia onirica che alla reale ricerca di originalità, la serie regala una fotografia tanto realistica quanto scomoda dell’attualità e della sempre più gettonata contrapposizione tra il valore dell’essere e quello dell’apparire.

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