Monika Sport

L’ho evocata così, perché mi è tornata in mente per caso, poco tempo fa. Non ho più dormito la notte. Ho sentito il bisogno fisiologico di andare a cercare su Youtube se qualcuno dei soliti svalvolati avesse avuto la pazza idea di uploadare quel video, che mi ricordavo possedere un certononsocché di magico. E mi si è riaperto un mondo di ricordi. La sigla storica della Monika Sport è il punto di origine di tanti videoclip di housemusic attuale, ed ha la forza di trasformare una banale televendita in qualcosa di letteralmente stupendevole. Non riesco più a farne a meno, come un bambino che ha appena scoperto la Nutella. Quella specie di sosia tonica di Sabrina Salerno, molto più brava di Sabrina Salerno, ma con la stessa pronuncia inglese maccheronica di Sabrina Salerno, la cui carriera musical/televisiva è nata e morta con questo unico prodotto di serie B, avrebbe avuto tutte le carte in regola per sfondare nelle classifiche e diventare il sogno erotico di milioni di adolescenti dell’epoca. Di lei, purtroppo, rimane solo questo inimitato cimelio. Poco più di un minuto di aggraziate movenze tersicoree su un piano di nylon, coreografie e vogatori, spaccate e cyclette, piroette e bilanceri, il tutto condito da sintetizzatori e dalla strepitosa parte finale del brano (quando fa “mo-mo-mo/mo-mo-mo-monikaaa”), comunque sufficienti per scrivere una pagina nella storia della televisione commerciale. Questa donna, di cui a più di un decennio di distanza ignoro il nome, è un mito da riscoprire. Sono sicuro che costei, ancor oggi, nel suo body verde shocking con su scritto “disco dance“, farebbe mangiare la polvere alla Ridolfi e alla Mosetti, presenterebbe meglio della Gregoraci e della Varone, e avrebbe qualcosa di più interessante da raccontare rispetto alla Toffanin e a Signorini.

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