Alina – Non cambierai

<inizio flashback> Fade in, schermo bianco.

Anno 2003. A soli 12 anni, la piccola Alina si impone sulla scena musicale mondiale grazie al brano (che tutti certamente ci ricordiamo poiché lo cantiamo ogni santo giorno mentre ci facciamo la doccia) “Un piccolo amore“. Si classifica seconda a Sanremo, dietro a Dolcenera. Quell’anno Baudo viene epurato.

</fine flashback> Giorni nostri.

Anno 2007. Alina ritorna con la sua grinta da teenager matura come il grano d’inverno. In televisione (qui il video della sua esibizione su Rai Due) si presenta come un mix tra la sosia alla vaccinara di Avril Lavigne e la nuova Jessica Morlacchi. Il bello è che lei sembra quasi crederci nel ruolo della bionda-rockettara: a tal punto che la vedi e ti aspetti di sentire qualcosa almeno in stile “Skater Boy“. Invece “Non cambierai” è pure orecchiabile, ma si tratta della solita lagna melensa. Il testo sembra scritto da Gigi D’Alessio mentre si depila le gambe, la musica da Mirko Casadei dopo un’ospitata di 6 ore a Buona Domenica. Vorrei capire dagli autori se non hanno mai sentito una canzone in vita loro e quindi pensavano di fare una cosa assolutamente innovativa, oppure hanno sentito talmente tante canzoni in vita loro che hanno pensato di farne una assolutamente uguale a tutte le altre.

Del videoclip, poi, vogliamo parlarne? Io capisco che forse non c’era un budget a disposizione, ma se il regista avesse fatto un copiaincolla tra la televendita di un attrezzo ginnico della Monika Sport e il filmato del matrimonio di mia cugina, sarebbe uscito qualcosa di certamente più vedibile. Location: le spiagge di Orange County? I lidi di Milano Marittma? Jesolo che non sarà questo granché, ma almeno c’è un po’ di vita? No. Si è pensato di girare a Caorle, la spiaggia preferita dai pensionati. A pensarci bene non è una idea sbagliata, visto che Alina ha 16 anni ma, musicalmente, è messa peggio di Nilla Pizzi.

Perché le giovani cantanti italiane con una voce discreta devono essere sempre obbligate a subire questi soprusi da parte dei loro produttori? E’ mai possibile che una sedicenne non abbia niente di meglio da cantare che i soliti piagnistei da taglio-di-vena? Che poi una finisce come Anna Tatangelo, con la sindrome di Stoccolma conclamata. Liberiamo ‘ste povere ragazze, santo cielo.

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