Ricucci, Anna Falchi e il Settimanale Chi (Un anno dopo)

Ovvero: tra moglie e marito non mettere il rotocalco gossiparo. Poco meno di un anno fa questo post fu il mio primo post ad essere aggregato da Libero Blog (che oggi, ho scoperto, è diventato un aggregatore serio, non pubblica più i post di noi blogger comuni mortali, ma si affida agli scritti di una fantomatica redazione o di qualche blog all’interno del circuito stesso di Libero). Oggi (in teoria) non dovrei neanche fare la fatica di scrivere un nuovo post sull’argomento, perchè quello originale è ben indicizzato, attira visite nonostante sia vecchio ed ha gli stessi protagonisti: lui, lei e il giornale. Ma (in pratica) io so che voi volete parlarne, quindi parliamone, della fine della storia tra Ricucci e la Falchi (ma che Stefano lo sapesse già oppure che stia apprendendo anche lui la notizia dall’onnipresente settimanale Chi?)

Afferma Anna Falchi:

La casa dove viviamo è della Magiste […] Non è mia. Quando lo hanno arrestato volevano buttarmi fuori“. Ma va’, non è vero. Volevano tenerti come colf filippina, ma hai rifiutato di farti mettere in regola;

“Sono stata insultata pesantemente dalla famiglia di Stefano, mi hanno detto che se lui era finito in questo guaio era solo colpa mia. E lui non ha fatto nulla per proteggermi”. Beh, considerato che era in galera, cosa avrebbe dovuto fare? Certo, Ricucci possedeva una grande abilità nell’ “evadere”, ma non in quel senso;

“Penso che sia un disastro” Qui hai ragione: separarsi da uno che è più in bancarotta di te non è proprio una gran fortuna;

“Un danno enorme per una che sta disperatamente tentando di rialzarsi, di puntare sul proprio mestiere” scusa, sarebbe?

“La gente mi vede come la peste, ha paura di avvicinarsi a me”. Geniale, a questo punto potresti interpretare proprio il ruolo della “Peste” nella fiction “I Promessi Sposi Revolutions 2007” per la regia di Marco Tullio Giordana;

“Oggi sono una persona che ha finito le lacrime”. Poverina, non ha più i soldi per comprarsi nemmeno quelle.

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