Rihanna – Good girl gone bad

Due mesi e mezzo fa, avevo scommesso il mio porcellino virtuale (uh?) su questa signorina qui a fianco: scommessa vinta.

Rihanna è uno dei progetti di popmusic più redditizi e riusciti degli ultimi tempi. Quello che poteva essere un mero fenomeno meteoritico destinato ad esaurirsi dopo la prima hit estiva, dimostra invece di riuscire a tenere negli anni e di essere in grado di puntare in alto (ha anche molti santi in paradiso, a dire il vero: mica a tutti capita di firmare un contratto con Jay Z). Se Umbrella è inchiodata al primo posto sia nella classifica americana che in quella inglese dei singoli e in quella dei download digitali, il terzo album della diciannovenne delle Barbados debutta in Billboard al terzo posto e al primo in UK (qui si capisce quanto poco siano affidabili le calssifiche in Italia: da noi, oggi, il singolo è al nono posto, l’album al trentaquattresimo: se valutassimo la musica affidandoci alla FIMI vorrebbe dire che il fenomeno Rihanna è paragonabile a una MelCitrulla qualsiasi [con tutto il rispetto per MelCitrulla, ma è il primo esempio che mi è venuto in mente…]).

Good girl gone bad ha degli evidenti richiami a Beyoncè, Gwen Stefani e Mariah Carey (ci vogliamo mettere dentro anche Hilary Duff?), ma non fa rimpiangere nessuna di queste (soprattutto Hilary Duff). Rihanna ha un suo stile riconoscibile, cosa parecchio difficile di questi tempi, ed in perenne crescita dal punto di vista artistico: una vera stella sempre più pronta a brillare di luce propria nel firmamento delle grandi star del pop moderno. In questo lavoro piuttosto ben fatto (anche il suo precedente album lo era) rivede e corregge qualche piccola imperfezione del passato; ma non è ancora, per la sua carriera, l’album “definitivo”. Il disco vola leggero tra atmosfere pop, dance e r’n’b, si snoda tra l’urbano e l’elettronico forse in certi punti un po’ troppo spinto (in altri esageratemente povero), ma risulta assolutamente godibile. Tra i brani di spicco, da segnalare senz’altro l’up-tempo Push up on me, la ballata Hate That I Love You featuring Ne-Yo, il nuovo singolo electrorockeggiante Shut up and drive e (altra probabile hit annunciata) un pezzo tanto semplice quanto efficace, dalle sfrontate reminiscenze michaeljacksoniane: Don’t stop the music.

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