Porta fortuna

Stamattina ho pestato una EMME. Ma anche bella grossa (urgh!). Non so dove e non so come, fatto sta che me ne sono accorto solo in macchina, quando premendo sul pedale del freno, il piede è slittato ed ho rischiato di tamponare la Ritmo ferma al semaforo davanti a me.

Da quel momento nulla è stato più come prima. Ho tolto il piede dal freno (e ancora non mi spiego perchè la emme non abbia fatto lo stesso effetto anche col pedale dell’acceleratore) e l’ho istintivamente strofinato sul tappetino. Non l’avessi mai fatto, in men che non si dica, il tappetino è diventato color fanghiglia di palude amazzonica e l’abitacolo è stato invaso da un tanfo nauseante. Mi sono fermato in una stradina, sotto un pino. Ho tolto il tappetino, ho tentato di sbatterlo un po’ ma niente, la emme era attaccata come cemento armato. Nello stesso momento, un colpo di vento bastardo. Dal pino mi cade in testa una secchiata d’acqua (ma ha piovuto la notte scorsa?) che centra solo me ma il tappetino neanche a parlarne. Anzi, lui viene investito da uno stormo di aghi trasportati dalla brezza che si attaccano sulla emme come centinaia di candele sopra una torta al cacao.

Vicino allo svenimento, e con la testa leggera come se avessi respirato della vernice (se, magari!), trovo la forza di aprire il bagagliaio e buttarci dentro come capita il tappetino, che oramai ha assunto una tinta indefinibile. Chiudo. Vedo una pozzanghera poco profonda lì vicino, ci infilo dentro il piede per lavare alla meno peggio la suola della mia Nike. Ma le Nike sono delle figlie di buona donna, la suola sembra fatta apposta per trattenere per sempre qualsiasi elemento organico, tra le sue filettature.

Sono in ritardissimo. Risalendo in macchina mi guardo nello specchietto e mi vedo bagnato e paonazzo. Prendo l’autostrada. Correndo a 130 con i finestrini aperti, mi rifaccio la messa in piega e mi viene un po’ di mal di gola. Arrivo di fretta al lavoro, scendo dall’auto, cammino strisciando i piedi sull’asfalto come se avessi le pattine e dovessi lucidare quella spianata di catrame, poi mi giro di 180 gradi ed abbozzo il moonwalker. Oggi, la mia vita professionale da apolide mi porta ad occupare un ufficio dove c’è un uomo di mezza età, un commerciale, credo, che non conosco. Sta parlando al telefono. Entro, saluto con un cenno, mi siedo e metto le mie cianfrusaglie sulla scrivania.

Dopo un po’ di minuti, a telefonata ultimata, sul volto del simpatico signore cominciano a dipingersi strane epsressioni. Si guarda in giro. Abbassa la testa sotto la scrivania, osserva il soffitto, si tira indietro con la sedia e si esamina le suole dei mocassini. Si rivolge a me: “Scusi, ma lei non sente puzza di [sottovoce] emme?”. Io, cadendo dalle nuvole: “Uh, come dice? mmmm… no, non mi sembra…”. Lui si riguarda sotto le scarpe, temo che adesso si annusi anche le ascelle. Faccio finta di buttare anch’io l’occhio alle mie scarpe, ma tanto so già quello che vedrei: un bignè spalmato dentro a tutte quelle schifose righine di plastica nera. “Eppure non ho pestato nulla…”, riprende. Io, faccia di pietra che neanche Robert De Niro: “Anche a me non sembra di aver pestato niente!”. “Non so, c’è un odore strano…” – fa lui – “sarà perché proprio ieri ne ho pestata una e ormai ho questa idiosincrasia!”. “Eh, sì…” – ribatto – “può essere… comunque adesso che me lo dice effettivamente qui dentro c’è un odore un po’ strano…” Lui: “Ormai confondo gli odori, probabilmente è plastica surriscaldata” e io chiudo:
“Ah sì, questi pc scaldano che è una meraviglia… che ne dice se apriamo la finestra?”

Dopo un’ora circa, il gentile impiegato idiosincratico, si alza dalla scrivania, esce e rientra in ufficio dopo un po’:

“Guardi, sono appena stato fuori. Questo tanfo viene da lì! E’ meglio chiudere la finestra”.
“Certo, se lo dice lei…”.
“Cosa ci vuole fare, lavoriamo in un paese agricolo…”.
“Beh, dovremmo ritenerci fortunati, pensi a tutti quelli che si respirano lo smog!”

About the author

Chissenefrega

© 2006-2014 - Chissenefrega 2.0 #whocares #zeroodio #tantoammore - Created by Meks. Powered by WordPress.