Ventiquattro, Retequattro.

Talvolta, quando parli di serie tv americane, senti soffiare dietro alle orecchie una brezza leggera, accompagnata da un refolo di tristezza. Perchè, seppur prese con le dovute cautele, spesso e volentieri si rivelano prodotti più che buoni, con sceneggiature, dialoghi e intrecci davvero appassionanti. E ti sale la paranoia quando li vedi maltrattati, censurati, posizionati, riposizionati abbandonati nelle autostrade dell’etere senza criterio alcuno. Un millennio fa mi sbagliavo quando dicevo che Six Feet Under, Veronica Mars e Prison Break sono stati bistrattati. Anzi non mi sbagliavo affatto, ma avevo scordato di citare, un altro vero mistero della fede seriale televisiva. Ventiquattro, ovvero uno dei telefilm-fenomeno degli ultimi anni, che vanta schiere di fan come non si vedeva dai tempi di X-Files. Arrivato alla sesta stagione in America, qui da noi esordisce (ormai avevo perso le speranze) stasera a mezzanotte meno un quarto – sigh! – con la quarta. Ancora su Retequattro. Già, forse è per questo che mi ero dimenticato di citarlo. Chi la guarda mai Retequattro? Io sul tasto 4 del telecomando ho memorizzato una rete locale, di quelle che duarante il giorno fanno le televendite dei tappeti e di sera gli spettacolini con gli 899 sporcaccioni.

Non si capisce come mai una una serie d’azione così ad alta tensione, e di così grande successo oltreoceano, tanto da aver lanciato un vero e proprio genere (ovvero quello della narrazione in tempo reale, dove un minuto di girato corrisponde ad un minuto nella “realtà”, per cui 24 episodi di un’ora ciascuno corrispondono ad un giorno di vita dei protagonisti) ed uno stile subito emulato (fatto primi piani prospettici, riprese in steadycam, sovraimpressioni e screen splittati con racconti multipli nella stessa schermata) sia stato relegato al pubblico geriatrico dell’emittente cenerentola di Mediaset.

Per trame e situazioni, Ventiquattro era molto più adatto al pubblico giovane della prima o seconda serata di Italia 1, anche se io non avrei disdegnato di vederlo in prima serata su Canale 5, magari al posto di una qualsiasi di quelle bufale di cui abbiamo parlato mille volte. Invece, anche stavolta, il target di pubblico per cui originariamente è stato concepito il telefilm non sarà centrato e la serie verrà usata come tappabuchi. Per cui bisogna prepararsi psicologcamente (anche se uno non lo è mai abbastanza) a spostamenti e cambi di programmazione dell’ultimo momento (e io sarei seriamente intenzionato a chiedere a quelli di Mediaset che mi regalino un videoregistratore nuovo, oppure che mi prestino direttamente le “pizze” che mettono in onda, perchè non si può soffrire in questo modo ogni volta!).

Dopo aver avuto a che vedere con degli aspiranti omicidi del presidente degli Stati Uniti nella prima stagione, con una pericolosa cellula terroristica che voleva far esplodere l’intera Los Angeles nella seconda, e con un virus letale nella terza, ora Jack Bauer (Kiefer Sutherland), la figlia Kim (Elisha Cuthbert, coprotagonista del cult-movie “The house of wax” insieme a Paris Hilton) e tutto lo staff del C.T.U. dovranno vedersela ancora con bombe, terroristi, rapimenti e conflitti personali.

La terza stagione è stata un po’ sottotono rispetto alle precedenti (forse è svanito l’effetto novità) e i colpi di scena si sono rivelati un po’ artificiosi. Ma l’interesse per la quarta è comunque alto. La tensione, come sempre, si taglierà col coltello e dietro ogni angolo scopriremo qualcosa di inatteso che ci farà riconsiderare tutto quello che avevamo dato per assodato fino a quel momento. Insomma, Jack Bauer ci ha abituato bene e c’è da scommetterci che anche la nuova giornata che trascorreremo nella sua vita, sarà davvero al cardiopalma. Sempre di arrivare alla fine di quella giornata, visto che essere nelle mani di quella Retequattro regina della senilità, non è che ispiri proprio il massimo della fiducia.

About the author

Chissenefrega

© 2006-2014 - Chissenefrega 2.0 #whocares #zeroodio #tantoammore - Created by Meks. Powered by WordPress.