Del mio odio per la spiaggia

Non me lo ricordavo più che odio la spiaggia. Non capisco perché un sentimento del genere mi passi di mente ogni anno, per poi ritornare, chiaro, limpido, Recoaro, a far breccia nella mia testa ciclicamente, alle porte dell’estate. Dissolvendosi nel nulla con la fine di settembre. Non sarebbe meglio se mi rimanesse nel cervello per trecentosessantacinquegiorni, così eviterei, ad ogni inizio di bella stagione, di imprecare e chiedermi quanto meglio si vivrebbe in un igloo del polo nord? Per essere precisi, non odio la spiaggia in sè. Lei non mi ha fatto nulla di male, poverina. Ma provo una certa insofferenza nei confronti di tutti quegli annessi e connessi che rendono una giornata al mare più stressante di una settimana passata a picconare in una miniera di carbone. Perché non è umanamente concepibile che per fare 30 chilometri (…e c’è chi mi ritiene fortunato ad abitare così vicino!), uno ci impieghi due ore all’andata e due e mezzo al ritorno, in macchina, in coda, sotto il sole a passo d’uomo. Al solo scopo di andare a farsi ustionare la cotenna, rischiare la disidratazione, mostrare al mondo come siano rigogliose le proprie maniglie dell’odio, e (per i veri supereroi) tuffarsi in un’enorme bacinella di acqua dalle tinte marron/grigio, piena di verdura morta. Insomma, è una roba impegnativa, mica Gardaland.

Per non parlare, poi, dell’obbligo di piegarsi alla dittatura delle infradito: io dopo un quarto d’ora che le indosso ho i piedi scarnificati e sogno le zampe palmate di un’anatra. O di farmi amputare le gambe al ginocchio e strascinarmi sulle rotule: sarebbe meno doloroso. E le allegre famigliole? Non può essere che ovunque ci siano coppie di genitori urlanti con schiere di marmocchi scatenati (porca miseria, ma l’Italia non era il paese con la più bassa natalità dell’Universo? Perché, invece, in spiaggia, tutte le coppie hanno 4 o 5 bambini ciascuna? E perchè i più pestiferi sono sempre quelli vicino al tuo ombrellone?) che li vorresti prendere e piantare nella sabbia per la testa ed usarli come porte per una partita di beach-soccer. L’unica figura da spiaggia che tollero è il teenager tamarro con lo stereo a palla. Di solito ascolta M2O, e a me piace M2O. Beh, tranne quando c’è la deejay Chiara Robiony, che è urticante come un antitarme. Ho scoperto (oggi) che la domenica pomeriggio trasmette lei e, nonostante io tenessi al massimo il volume del lettore mp3 che avevo nelle orecchie tentando di ascoltare qualsiasi altra cosa, il frastuono tech-house di M2O tutto sovrastava, e la voce fastidiosa della Robiony toccava decibel da primato. Sono disarmato, ogni estate così, una sofferenza dietro l’altra e mai la forza di volontà di ribellarsi. Tra l’altro mi fa paura il fatto che siamo ancora solo a maggio: se questo è l’andazzo, io, per agosto, tiro le cuoia.

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Chissenefrega

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