La sposa pornfetta



Ne sono successe di tutti i colori nel giro di un paio di settimane, a “La sposa perfetta“. Oltre alle piccole modifiche al daytime (dove Manuel Casella è stato promosso inviato sul campo, scelta discutibile ma indubbiamente accalappia-casalinghe), c’è stato un adeguamento del programma a degli schemi da reality più classici. Ma per reggere il confronto con quella porcheria che va in onda in contemporanea su Canale Cinque (ovvero uno dei punti di squallore più abissali mai toccati dalla televisione italiana), una leggera sterzata gossipara è comprensibile e più che giustificabile, anche in un reality che aveva come prerogativa iniziale una certa integrità ed un certo candore. Ecco quindi madri e figli che escono e che entrano dal gioco, nomination lacrimevoli ma ben orchestrate per tagliare i rami secchi e di scarso appeal, siparietti pruriginosi per ravvivare il programma. Ecco quindi entrare in scena gli scheletri che escono dall’armadio, ecco misteri e colpi di scena, conditi da battibecchi e tensioni. Ecco i figli segreti dei figli perfetti che sbucano da ogni angolo, le ragazze madri-coraggio che cercano visibilità e che vengono moralizzate in diretta dalle suocere da family-day imperfetto (mamma Ambra-Satana, in difesa del figlio Max, l’ inseminatore folle, che ha procreato due volte senza mai prendersi le responsabilità nei confronti della propria prole, arriva addirittura a fare l’elogio della pillola del giorno dopo in prima serata su una rete Rai). Ecco l’aspirante sposa perfetta Sara, anche lei neomadre all’insaputa di tutti, che coltiva ambizioni da pornodiva, smascherata da Tvblog e Sorrisi e Canzoni, messa al cospetto della sua vita dissoluta e scaricata in diretta dal quasi fidanzato Andrea. Sono sempre più convinto della validità de “La sposa perfetta”, un programma dove tutto è ben fatto e studiato al dettaglio (la vittoria pilotata di Mamma Teresa – il mio mito – nella gara di ballo ne è l’esempio lampante, da cui gli autori dello schifodromo di Barbara d’Urso avrebbero di che imparare), un reality che sarebbe da trasmettere nelle scuole per quanti interrogativi e quanti spunti di discussione può far nascere, molto più attuali e di interesse comune di quanto non si possa immaginare.

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Chissenefrega

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